 
Ernst "Putzi" HANFSTAENGL
Monaco
11 febbraio 1887
Monaco
6 novembre 1975
Pubblicista e politico
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- ANNI '20: assistendo
ad un discorso di Hitler in birreria
"Detti un'occhiata all'uditorio. Dov'era la massa indefinita che
avevo visto soltanto un'ora prima? Che cosa soggiogava all'improvviso
questa gente...? Il chiasso e il tintinnio dei boccali erano cessati,
e tutti si bevevano avidamente ogni parola. A qualche metro di distanza
c'era una giovane donna, con gli occhi fissi sull'oratore. Trasfigurata
come durante un'estasi religiosa, aveva cessato di essere se stessa,
ed era completamente soggiogata dalla dispotica fede di Hitler nella
futura grandezza della Germania."
B.10
- A proposito di EVA BRAUN
"Eva non era per lui che un generico accessorio domestico."
B.11
- Descrivendo disegni fatti da HITLER alla nipote GELI
"... in cui si vedeva Fraulein Raubal in posizioni e primi
piani per cui qualunque modella professionista si sarebbe rifiutata
di posare."
B.11
- "Questa singolare intimità [di Hitler con Hess] ebbe,
sul piano politico, un effetto decisivo. Essa confermò Hitler
nell'idea della propria missione profetica di Führer e
di guida predestinata della 'nuova umanità ariana' ."
B.24
- "Si tende generalmente a dimenticare che il suo [di Hitler]
temperamento non rientra in alcuna delle quattro grandi categorie stabilite
da Albrecht Dürer. Hitler non era né un sanguigno, né
un melanconico, né un collerico, né un flemmatico: si
trattava piuttosto di una specie di medium capace - non so
per qual fenomeno d'induzione o d'osmosi - di far sue ed esprimere i
timori, le ambizioni e le emozioni dell'intera nazione tedesca.
Nessun tratto del suo carattere era sufficientemente prevalente perché
fosse possibile, col tempo, influenzarlo sfruttandone i punti deboli.
Come un coccodrillo assopito alla foce del Nilo, o come un ragno immobile
al centro della sua tela, egli poteva annoiarsi per ore e ore rodendosi
le unghie, guardando nel vuoto con aria triste e, talvolta, fischiettando.
Ma era sufficiente che apparisse una persona degna della sua attenzione
(e tutti gli apparvero, in un certo periodo, offrire interesse), perché
lo si vedesse improvvisamente mettere in azione tutte le sue risorse.
Valutava allora il suo compagno, ne reperiva la lunghezza d'onda, ne
scopriva le aspirazioni e le emozioni più segrete. La conversazione,
da quel momento si animava; e il suo interlocutore, letteralmente affascinato,
si persuadeva che Hitler nascondeva tesori di simpatia e di comprensione.
Non ho mai incontrato uomini o donne dotati di un potere di persuasione
così straordinario quanto il suo. Era praticamente impossibile
non cadere sotto la sua influenza... I suoi doni medianici sembravano
agire tanto bene su un indù come su un ottentotto...
[...]
L'Hitler dell'inizio degli Anni Venti stava, in qualche modo, all'Hitler
pervenuto al potere assoluto quanto un profeta sta a un prete o Maometto
a un semplice califfo. Ancora oscuro, egli incarnava il soldato sconosciuto
che prestava la voce ai milioni di camerati morti sul campo di battaglia
e si sforzava di rigenerare la nazione per cui essi avevano combattuto...
Una volta cancelliere, credette di poter dominare l'intera nazione -
e ci riuscì davvero per molti anni. Il suo scacco finale fu il
fatto che il resto del mondo rimase insensibile al suo magnetismo..."
B.24
- "Fino all'epoca del Putsch, nessuno aveva pensato di
chiamarlo [Hitler] altrimenti che 'Herr Hitler'. Ma dopo Landsberg,
Hess pensò di definirlo con il nome di 'Capo'; foggiò,
in seguito, l'appellativo di Führer ricalcato sul Duce
di Mussolini. E' così, a quest'epoca, che inizia a diffondersi
la formula Heil Hitler!..."
B.24
- "Durante la prigionia a Landsberg i due [Hitler ed Hess] s'erano
strettamente legati; ed è in questo periodo che li intesi darsi
del tu per la prima volta (dovevano proseguire l'abitudine anche se
non in pubblico)."
B.24
- Ad un pranzo, dopo l'uscita di HITLER dal carcere di Landsberg
"[Hitler] si scosse d'improvviso e, lasciando il discorso in sospeso,
gettò uno sguardo furtivo sopra la spalla. 'Scusatemi', riprese
con abbattimento, 'è un'eredità della prigionia. Si ha
costantemente l'impressione che qualcuno ci spii'. E si lanciò
in una dettagliata descrizione dell'effetto psicologico dello spioncino
praticato nella porta di ciascuna cella."
B.24
- Ad un pranzo, dopo l'uscita di HITLER dal carcere di Landsberg.
HITLER riceve in regalo un documento autografo di FEDERICO II IL GRANDE
"Vidi il suo [di Hitler] sguardo illuminarsi. Inopinatamente si
lanciò in una grande tirata politica mettendosi a proferire,
con mia grande costernazione, elucubrazioni ancora più insane
del solito che portavano, manifestamente, il segno di Hess e compagnia...
Il soggiorno in carcere sembrava averlo fissato ancor più sui
pregiudizi più detestabili. E' a questo punto, ne ho la ferma
convizione, che le sue tendenze verso le soluzioni 'radicali' hanno
cominciato a cristallizzarsi... Invece di permettergli di riflettere
e osservare i problemi politici da lontano, l'anno che aveva trascorso
a Landsberg aveva avuto per solo effetto di permettere ai suoi compagni
di prigionia di ridurre le sue idee al livello delle loro. Il suo antisemitismo
aveva preso una svolta decisamente razzista. Ancora più inquietante
era il modo con cui Hess era riuscito a impregnarlo con le teorie di
Haushofer..."
B.24
"[Hess] membro della Società Thule, aveva corso il rischio,
per questo titolo, d'essere assassinato all'epoca dei Soviet, nel 1919
a Monaco."
B.24
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