 
Adolf HITLER
Braunau am Inn
20 aprile 1889
Berlino
30 aprile 1945
Führer del Terzo Reich
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- Rappresentazioni e idee, come anche movimenti fondati su certe piattaforme
spirituali, siano esse giuste o false, possono a un certo punto del
loro sviluppo essere combattute con la forza, se questi mezzi fisici
sono al tempo stesso portatori di un nuovo pensiero, di una nuova idea
o visione del mondo. L'uso della forza, senza la premessa di una fondamentale
concezione dello spirito, non può mai condurre alla distruzione
di un'idea né della sua diffusione, se non sottoforma di un totale
sradicamento del suo ultimo aderente e perfino della distruzione del
suo ricordo. Ciò significa l’eliminazione di un simile
elemento della vita nazionale anche dal circolo della sua potenza politica,
per un tempo spesso indeterminato, spesso anche per sempre; perché
un simile sacrificio di sangue colpisce sempre la parte migliore del
popolo, dato che ogni persecuzione priva di una motivazione spirituale
non appare moralmente giustificata e spinge alla resistenza proprio
gli uomini migliori, sottoforma di un'immedesimazione del contenuto
ideale del movimento ingiustamente perseguito. Il che si realizza spesso
solo per una tipica reazione contro il tentativo di stroncare un'idea
con la forza bruta.
In questo modo aumenta il numero degli aderenti, nella misura in cui
aumenta la persecuzione. Perciò la distruzione totale delle nuove
dottrine avverrà solo lungo la strada di un definitivo e brutale
sradicamento, la cui conseguenza sarà la rovina della parte migliore
di quel popolo o di quello Stato. Ma questo comporterà poi una
vendetta, nel senso che la cosiddetta "purificazione interna"
avrà sì luogo, ma a costo di un conseguente indebolimento
generale. Una simile tattica sarà comunque inutile se la dottrina
che si combatte ha già oltrepassato una piccola cerchia di aderenti.
Perché anche in tal caso, come per ogni essere organico, umano,
col crescere degli anni aumenta naturalmente la resistenza, ed è
solo con la vecchiaia che si ha un ritorno all'infanzia, seppure in
altre forme e su altre basi.
Sta di fatto che quasi tutti i tentativi di eliminare con la forza e
senza un fondamento spirituale una dottrina e la sua influenza organizzativa,
portano a insuccessi e spesso terminano nel contrario di ciò
che ci si era prefissi, per i seguenti motivi.
La prima premessa per una simile lotta ingaggiata con le armi della
nuda violenza è l’ostinazione. Ciò significa che
la possibilità del successo sta in una durevole e assidua applicazione
dei metodi di sopraffazione di una dottrina. Non appena sorgano esitazioni
o scrupoli, non soltanto la dottrina riprenderà vita, ma trarrà
dalla persecuzione un nuovo valore, e si troverà in grado di
acquisire nuovi aderenti proprio in virtù dei danni sofferti,
mentre i vecchi le saranno devoti con maggior decisione e più
profondo odio, e perfino coloro che si erano rintanati torneranno a
essa dopo che il pericolo si sarà allontanato. La premessa del
successo consiste tutta nell'applicazione sistematica e durevole della
violenza, ma questa ostinazione non può essere che il risultato
di una precisa piattaforma spirituale. Ogni potere che manchi di fondamenta
morali si fa esitante e incerto: è privo di quella stabilità
che riposa solo in una visione fanatica del mondo. E sarà solo
la conflagrazione di energie momentanee o la brutale decisione di un
singolo, sottomessa pertanto al cambiamento delle persone, alle loro
fluttuazioni e dubbi.
E bisogna aggiungere ancora questo. Ogni visione del mondo, sia essa
religiosa o politica - spesso è difficile segnare il confine
- combatte non tanto per la distruzione delle idee avverse, quanto per
la realizzazione delle proprie. Con ciò la sua lotta non è
difesa, ma attacco. E si trova così in vantaggio già nella
semplice determinazione dello scopo, ché questo scopo è
la vittoria delle proprie idee; mentre è molto difficile il determinarlo
in seguito, dopo che lo scopo, meramente negativo, di distruggere una
dottrina nemica sia raggiunto, e possa essere considerato come definitivo.
Solo per questo l’attacco fondato su una dottrina completa sarà
più sistematico, più potente, che non un semplice difendersi
da una dottrina avversa; anche qui il successo arride piuttosto all'attacco
che alla difesa. La lotta contro una potenza spirituale coi mezzi della
forza, sarà sempre una difesa finché la spada non diventi
portatrice e annunziatrice di una nuova dottrina spirituale.
Si può dunque, in certo senso, concludere: ogni tentativo di
combattere una visione del mondo con la forza fallisce, in ultima analisi,
quando la lotta non assuma la forma di un attacco per una nuova visione
dello spirito. Solo nella lotta di due concezioni del mondo è
utile il ricorso alla forza brutale, ostinata e spietata, la quale,
naturalmente, deciderà della vittoria.
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