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MEIN KAMPF (12) ULTIMO AGGIORNAMENTO 09/10/2006 HOME

Testatina L'UomoAdolf Hitler

Adolf HITLER

Braunau am Inn
20 aprile 1889

Berlino
30 aprile 1945

Führer del Terzo Reich

 

BRANI SCELTI
Mein Leben

Cap.XII
Primo sviluppo del partito operaio
nazionalsocialista tedesco

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Indice


- È tipico di tutte le grandi riforme che esse abbiano come assertore un solo personaggio, il quale a sua volta è il rappresentante di molti milioni. Il loro scopo non è spesso altro che un nostalgico e profondo desiderio di centinaia di migliaia di uomini e che dura da secoli; finché sorge l’annunziatore di quella aspirazione collettiva ad alzare la bandiera dell'antica nostalgia e a portarla alla vittoria, concertata in una nuova idea. 2. Che milioni di uomini abbiano nel cuore il desiderio di una radicale trasformazione dei rapporti sociali odierni è dimostrato dal profondo malessere di cui soffrono. Tale malessere si manifesta in migliaia di fenomeni, nell’uno come scoramento, nell'altro come ira o indignazione, in altri ancora come indifferenza, e così via.

- Il problema della rinascita del nostro popolo è perciò prioritariamente il problema del risanamento del nostro istinto di conservazione, poiché ogni politica estera come ogni rivalutazione dello Stato non si basano sui magazzini di armi, ma sulla effettiva o presunta forza di resistenza della Nazione. La possibilità di trovare alleati non è commisurata all'armamento di un popolo, quanto alla manifesta presenza di un'ardente volontà nazionale e di un eroico coraggio. Un'alleanza non la si stringe con armi, ma con uomini.

- 1) Per riconquistare le masse all'ideale nazionale, nessun sacrificio sociale è troppo caro.

- 2) L'educazione nazionale delle larghe masse può avvenire soltanto secondo la via dei miglioramenti sociali, perché soltanto mediante questi si producono le premesse economiche che permettono ai singoli di partecipare ai valori della cultura nazionale. 24. 3) La nazionalizzazione delle grandi masse non può verificarsi mediante mezze misure o con l’accentuazione della cosiddetta oggettività, ma soltanto con una fanatica, unilaterale e risoluta impostazione finalizzata alla mèta da raggiungere.

- 4) Guadagnare l’anima del popolo è possibile solo se, accanto a una condotta positiva della propria lotta, si riesca anche a distruggere gli scopi dell’avversario.

- 5) Tutti i grandi problemi del tempo sono problemi momentanei, manifestazioni condizionate da cause precise. Ma tra essi, uno solo possiede un'importanza fondamentale; il problema della conservazione razziale del popolo. Solo nel sangue si fonda la forza, come anche la
debolezza degli uomini.

- I popoli che rinunciano alla conservazione della loro purezza razziale rinunciano al tempo stesso all'unità della loro anima, in tutte le sue manifestazioni. La disgregazione della loro natura è la necessaria conseguenza della disgregazione del loro sangue, e le mutazioni della loro forza spirituale l’effetto del cambiamento del loro fondamento razziale.

- Il problema della razza non ci dà soltanto la chiave della storia del mondo, ma anche dell'intera cultura umana.
6) La reintegrazione delle larghe masse del nostro popolo, che stanno oggi nel campo internazionale, in una collettività nazionale, non significa naturalmente la rinuncia a difenderne i giusti interessi di categoria. Le differenze di categoria e di professione non coincidono con l’abisso delle classi, ma sono soltanto le ovvie conseguenze della nostra vita economica. Il raggruppamento professionale non si oppone in nessun modo a una vera collettività popolare, giacché questa consiste nell'unità del popolo di fronte a tutti i problemi che lo interessano come tale.

- Come un operaio pecca contro lo spirito della collettività popolare quando accampa pretese ricattatorie e pericolose per il benessere e la consistenza dell'economia nazionale, così anche il datore di lavoro rompe tale solidarietà quando, per mezzo di un'organizzazione economica inumana e sfruttatrice, opprime le forze del lavoro e dalle loro fatiche arraffa milioni. Egli non ha più diritto di considerarsi nazionale, né di parlare di una collettività di popolo, ma è solo un mascalzone egoista che seminando il malcontento sociale prepara future lotte, che saranno nocive all'integrità della Nazione.

- 7) Questa impostazione unilaterale, ma chiara, deve manifestarsi anche nella propaganda del movimento. Se la propaganda vuole essere efficace, essa deve rivolgersi a una sola parte; ché altrimenti, proprio per la differenza della educazione culturale dei due campi, non sarà capita o dall'una, o dall' altra.

- Gli intellettuali presenti in simili comizi, i quali si divertono a mettere in dubbio il valore intellettuale di simile oratore, a dispetto del suo visibile successo sulle classi popolari che vuol conquistare, dimostrano l’assoluta negatività della loro intelligenza, e l’inutilità delle loro persone per il nuovo movimento. A questo importa soltanto l’intellettuale che già ha capito il compito e lo scopo, in modo che sia capace di giudicare la propaganda esclusivamente dal punto di vista del suo successo, e non dagli effetti che produce in lui. Giacché la propaganda non deve servire a conservare degli uomini che già possiedono una mentalità patriottica, ma a guadagnare i nemici della nostra Nazione fin dove appartengono al nostro sangue.

- 8) Lo scopo di un movimento di riforma politica non verrà mai raggiunto mediante un'attività di chiarificazione o di persuasione degli uomini al potere, ma con la conquista del potere politico.

- 9) Il nuovo movimento è per essenza e per organizzazione interna antiparlamentare; esso rinnega cioè il principio della maggioranza, dove il condottiero è degradato a esecutore della volontà degli altri. Il nostro movimento, invece, afferma il fondamento dell'assoluta autorità del capo, unita alla sua più alta responsabilità.

- Chi vuol essere capo sa che deve associare alla più alta autorità incondizionata anche l’estrema e più grave responsabilità. Chi non ne sia capace, o sia troppo vile per sopportare le conseguenze dei suoi atti, non è adatto al comando - solo l’eroe ne ha la vocazione! II progresso e la cultura dell'umanità non sono un prodotto della maggioranza, ma poggiano esclusivamente sulla genialità e sulla forza della personalità. Educare le personalità e dare loro i diritti che gli competono, è una delle principali premesse per ritrovare la grandezza e la potenza del nostro popolo.

- 10) Il movimento si rifiuta di prendere posizione di fronte a problemi che esulano dal quadro della sua missione politica, o che non gli appaiono di importanza fondamentale. Il suo compito non è una riforma religiosa, ma una nuova organizzazione politica del nostro popolo. Esso vede nelle due confessioni religiose dei validi piloni per l’essenza del nostro popolo, e combatte quindi i partiti che hanno degradato a strumenti dei loro interessi tali fondamenta morali e religiose del corpo popolare.

- 11) Il problema dell'organizzazione interna del movimento è solo contingente, non di principio. La migliore organizzazione non è certo quella che frappone tra la direzione e il singolo aderente il massimo apparato di intermediari, ma il minimo. Il compito dell'organizzazione è appunto la trasmissione di un'idea precisa, che nasce sempre dalla testa del singolo, a una molteplicità di uomini, come anche il controllo dell'attuarsi di tale idea. L'organizzazione è quindi, tutto considerato, un male necessario; nel migliore dei casi, è un mezzo per lo scopo; nel peggiore, è uno scopo fine a se stesso.

- Questa suddivisione in gruppi deve però, qualora non si voglia perdere l’unità della dottrina, realizzarsi solo quando l’autorità del fondatore spirituale e la scuola che egli ha creato sia riconosciuta incondizionatamente.

- 12) L'avvenire del movimento è condizionato dal fanatismo: gli aderenti lo considerano come l’unico giusto, ed essi oppongono risolutamente insofferenza agli altri movimenti affini.

- La grandezza di ogni potente organizzazione, in quanto incorpori una idea, sta tutta nel fanatismo religioso secondo il quale, convinta del proprio diritto, essa fa la sua strada contro tutto e contro tutti. Quando un'idea è giusta in se stessa e ingaggia così equipaggiata la sua battaglia, è invincibile; ogni persecuzione non fa che aumentarne la forza intima.

- 13) Il movimento deve educare i suoi aderenti a vedere nella lotta non un incidente passeggero e contingente, ma proprio ciò che essi stessi desiderano nel profondo. Essi non devono perciò temere l’inimicizia degli avversari, ma avvertirla come la premessa esatta che giustifica la propria esistenza.

- 14) Il movimento deve stimolare al massimo il rispetto per la persona: non deve mai dimenticare che la persona incarna il valore di tutto ciò che è umano, che ogni idea e ogni cosa buona è il risultato della forza geniale di un uomo, e che l’ammirazione per i grandi non è soltanto una doverosa riconoscenza, ma anche un legame spirituale che ci avvince agli altri uomini.
76. La persona non è sostituibile, specialmente quando essa incorpora non l’elemento meccanico ma quello creativo.

- Le grandi metamorfosi e conquiste di questo mondo, le sue edificazioni culturali, i fatti immortali nel campo dell'arte politica, sono sempre legati inseparabilmente a un nome, e da esso rappresentati. La rinuncia al culto dei grandi spiriti significa la perdita di una forza immensa che fluisce dai nomi di tutti i grandi uomini del passato.

- Il nuovo movimento doveva guardarsi da un afflusso di individui la cui unica giustificazione stava nel
fatto che affermavano di aver combattuto da trenta o quarant'anni per la stessa idea. Ma chi ha combattuto quarant'anni per una cosiddetta idea senza giungere al minimo successo, e soprattutto senza avere impedito la vittoria all'avversario, ha offerto la prova migliore della sua radicale incapacità. Il pericolo maggiore sta in questo: tali individui non si adattano poi a restare membri del movimento, ma tendono a entrare negli ambienti di comando, dove credono di trovare l’unica prospettiva di posti che si addicano alla loro lunga attività politica. Ma guai se si consegna un movimento in mano a simile genìa! Come un uomo d'affari che in quarant'anni è riuscito a rovinare una grande azienda non è il più indicato a crearne una nuova, così questi matusalemme della tradizione, riusciti nello stesso spazio di tempo a irrigidire una grande idea, non sono proprio i più adatti a guidare il giovane movimento... D'altronde, questa gente non entra nel nuovo movimento per servirlo e per realizzarne le idealità, ma quasi sempre per cogliere una nuova possibilità di rovinare
un'altra volta il proprio Paese, proclamando stentoreamente le proprie teorie - mentre riesce poi molto difficile caratterizzare con qualche esattezza il valore di simili teorie!

- L'ultimo agitatore che ha il fegato di salire sul tavolo di una trattoria, in mezzo ai nemici, e di proclamare apertamente la sua idea, fa molto più di mille simili imboscati ipocriti e pavidi. Gli riuscirà, se non altro, di convertire qualcuno dei presenti, e la sua attività dovrà essere commisurata al successo della sua tattica. Solo quei vili ciarlatani che lodano il lavoro silenzioso, e si ammantano così di un anonimato ignominioso, non servono a niente; e possono essere chiamati, nella vera accezione della parola, i fuchi della rinascita del nostro popolo.