| MEIN KAMPF (14) | ULTIMO AGGIORNAMENTO 09/10/2006 | HOME |
Adolf HITLER Braunau am Inn Berlino Führer del Terzo Reich
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- La nazione, o meglio la razza, non consiste nella lingua, ma solo nel sangue. Quindi si potrà parlare di una germanizzazione solo quando si sappia trasformare con questo processo il sangue dei vinti. Ma ciò non è possibile: a meno che, grazie alla mescolanza di sangue, si produca un mutamento, cioè l'abbassamento del livello della razza superiore. Il risultato finale di tale processo sarebbe dunque appunto la distruzione di quelle qualità che un giorno resero il popolo conquistatore capace di vincere. In particolare, sparirebbero nell'accoppiamento con una razza inferiore le forze culturali, quand'anche il risultante prodotto misto parlasse mille volte la lingua della razza che una volta era superiore. Per un certo tempo sussisterà ancora una lotta fra le diverse spiritualità, e può darsi che la nazione soccombente, in un estremo sussulto, riveli valori culturali eccellenti. Ma questi sono solo gli elementi propri della razza superiore, oppure bastardi, dove nel primo incrocio prevale ancora il sangue migliore e cerca di farsi strada, mai però risultati finali della miscela, nei quali ci sarà sempre un movimento culturale retrogrado. - le forze originanti la civiltà e i valori si basano essenzialmente su elementi razziali, e che quindi lo Stato deve considerare sua missione suprema la conservazione e l'elevamento della razza, condizione preliminare di ogni ulteriore sviluppo della civiltà umana. - Quindi, il primo dovere di un nuovo movimento basato su una concezione razzista del mondo è quello di fare in modo che la nozione dell'essenza e dello scopo dell'esistenza dello Stato assuma una forma chiara e unitaria. Bisogna anzitutto riconoscere questo: lo Stato non rappresenta un fine, ma un mezzo. Esso è la premessa della formazione di una civiltà umana superiore, ma non è la causa di questa. La causa è riposta solo nella presenza di una razza idonea alla civiltà. Quand'anche si trovassero sulla Terra centinaia di Stati modello, nel caso si spegnesse l'Ariano portatore di civiltà non sopravvivrebbe nessuna civiltà rispondente all'altezza spirituale degli odierni popoli superiori. Si può andare ancora oltre, e dire che la formazione di Stati non impedirebbe affatto la possibilità dell'annientamento del genere umano, se andassero perdute le facoltà intellettuali superiori e la genialità in conseguenza della mancanza di una razza che le porti in sé. - la distruzione dell'ultima razza capace di civiltà e degli individui che la formano comporterebbe la desolazione definitiva della Terra. - Non è lo Stato in sé che crea un determinato grado di civiltà; esso può solo conservare la razza, che è la condizione di quel grado. Diversamente, lo Stato può continuare a sussistere come tale per secoli, mentre, non essendo vietata una mescolanza di razze, la capacità di cultura, e la vita di un popolo condizionata da questa, hanno già da lungo tempo sofferto profondi mutamenti. - Così, la premessa dell'esistenza di un'umanità superiore non è lo Stato ma la Nazione, sola capace di addurla. Questa capacità è sempre presente, ma deve essere destata all'azione pratica da determinate condizioni esteriori. Le nazioni, o meglio le razze dotate di qualità creatrici, portano in sé, latenti, queste condizioni, anche se, in un dato momento, sfavorevoli circostanze esterne non permettono alle loro buone disposizioni di realizzarsi. - questa meravigliosa facoltà di creare è donata precisamente
all'Ariano, sia ch'egli la porti in sé latente, sia che la desti
alla vita, a seconda che le circostanze favorevoli glielo permettano
o una matrigna Natura glielo vieti. - Da ciò deriva anche, per noi nazionalsocialisti, il criterio
col quale valutare uno Stato. Il valore di uno Stato sarà relativo,
se partiremo dal punto di vista della singola nazione; sarà assoluto
se partiremo da quello dell'umanità in sé. In altre parole:
la bontà di uno Stato non può essere valutata dal livello
della sua cultura o dalla sua potenza rispetto al resto del mondo, ma
unicamente dal grado di bontà delle sue istituzioni per la Nazione
stessa. - sincero istinto di armento fondato sull'unità del sangue; quell'istinto che nei momenti del pericolo salva dal tramonto le nazioni facendo tacere i grandi e piccoli dissensi interni e opponendo al comune nemico il chiuso fronte di un armento unitario. - una pace non appoggiata agli scodinzolamenti di lagrimose prefiche pacifiste, ma fondata dalla vittoriosa spada di un popolo di dominatori che si impadronisce del mondo per l'utilità di una civiltà superiore. - Con ciò lo Stato riceve, per la prima volta, un alto scopo intimo. Di fronte alla ridicola parola d'ordine di assicurare la quiete e l'ordine onde rendere possibili reciproci imbrogli, appare una missione realmente elevata quella di conservare e promuovere un'umanità superiore, donata a questa Terra dalla bontà dell' Onnipotente. - è naturale che sia più facile ravvisare nell'autorità statale nient'altro che il formale meccanismo di un'organizzazione, piuttosto che la suprema incarnazione dell'istinto di autoconservazione di un popolo sulla Terra. Poiché nel primo caso, per quegli spiriti deboli lo Stato e l'autorità statale sono già scopi in sé, mentre nel secondo caso sono solo la formidabile arma al servizio della grande lotta eterna per l'esistenza, un'arma alla quale ciascuno deve adattarsi perché non è meccanica e formale ma è l'espressione di una comune volontà di sopravvivenza. - quando un popolo mostra una altissima quantità di energia diretta a uno scopo, ed è sfuggito definitivamente all'ignavia delle vaste masse, i pochi diventano padroni della maggioranza. La storia del mondo è fatta da minoranze, se nelle minoranze numeriche si incorpora la maggioranza della volontà e della determinazione. - Appunto nella grandezza e nelle difficoltà del nostro compito è riposta la probabilità che solo i migliori combattenti si accingano a lottare per esso. E in questa selezione sta la garanzia del successo. - Si può quindi enunciare la seguente valida proposizione: ogni incrocio di razze conduce per forza, prima o poi, al tramonto del prodotto misto, finché la parte più nobile di questo stesso incrocio sussiste in una unitarietà di razza. Il pericolo per il prodotto misto è eliminato solo nel momento in cui la razza superiore si imbastardisce. - permane il grave pericolo che chi è diventato cieco spezzi sempre più le barriere di razza, e che anche l'ultimo residuo della sua miglior parte finisca con l'andare perduto. In tal caso rimane solo più una poltiglia, come sognano i famosi miglioratori contemporanei del mondo, per i quali rappresenta l'ideale: ma essa in breve tempo scaccerebbe ogni ideale dal nostro mondo. Certo: un grosso armento potrebbe venir forgiato così, si può creare un animale da armento - ma da una miscela di questo genere non risulta mai un uomo portatore di civiltà, creatore o fondatore di civiltà. E la missione dell'umanità potrebbe allora essere considerata finita. - c'è un solo sacrosanto diritto dell'uomo, che è nello stesso tempo un sacrosanto dovere: quello di provvedere perché il sangue resti puro, affinché la conservazione della migliore umanità renda possibile un più nobile sviluppo dell'umanità stessa. Quindi, uno Stato nazionale dovrà in primo luogo elevare il matrimonio dal livello di un costante scandalo per la razza, e dargli la consacrazione di un istituto chiamato a generare creature fatte a immagine e somiglianza del Signore e non aborti fra l'uomo e la scimmia. - Lo Stato nazionale deve recuperare ciò che oggi, in questo
campo, è trascurato da tutte le parti. Deve mettere la razza
al centro della vita generale. Deve preoccuparsi di conservarla pura.
Deve dichiarare che il bambino è il bene più prezioso
di un popolo. Deve fare in modo che solo chi è sano generi figli,
che sia scandaloso il mettere al mondo bambini quando si è malati
o difettosi, e che nel rinunziare a ciò consista il supremo onore.
Ma, viceversa, deve essere ritenuto riprovevole il sottrarre alla Nazione
bambini sani. Quindi lo Stato deve apparire come il preservatore di
un millenario avvenire, di fronte al quale il desiderio e l'egoismo
dei singoli non contano nulla e debbono piegarsi. Lo Stato deve avvalersi,
a questo scopo, delle più moderne risorse mediche. Deve dichiarare
incapace di generare chi è affetto da visibile malattia o portatore
di tare ereditarie e quindi in grado di tramandare ad altri queste tare,
e provocare praticamente questa incapacità. Deve, d'altro canto,
provvedere a che la fecondità della donna sana non venga limitata
dalla sconcia economia e dalla finanza di un regime statale il quale
di quella benedizione che è il bambino fa una maledizione per
i genitori. Deve eliminare quella pigra, criminale indifferenza con
cui si trattano oggi le premesse sociali dell'abbondanza di figli, deve
essere il supremo protettore di questa massima fortuna di un - Infine, nello Stato nazionale la concezione razziale deve riuscire ad affrettare l'avvento di quella nobile epoca in cui gli uomini non si occuperanno più di allevare cani, cavalli e gatti, ma di elevare la condizione dell'uomo stesso; epoca che sarà per gli uni di silenziosa e saggia rinunzia, per gli altri di doni e sacrifici gioiosi. - Ma noi non ci rivolgiamo a voi, bensì al grande stuolo di coloro i quali sono troppo poveri perché la loro vita personale significhi la suprema felicità della Terra, a quelli che adorano non il denaro ma altri Dei, ai quali votano la loro esistenza. - Se riconosciamo come primaria missione dello Stato al servizio e
per il bene del popolo la conservazione, la cura e lo sviluppo dei migliori
elementi della razza, è naturale che le provvidenze statali debbano
estendersi fino alla nascita del piccolo rampollo della Nazione e della
razza, e che lo Stato debba altresì fare del giovinetto, con
l'educazione, un prezioso elemento della ulteriore propagazione della
stirpe. - In questo riconoscimento del suo complessivo lavoro educativo, lo
Stato nazionale deve mirare in primo luogo non a infondere una semplice
volontà, ma a educare corpi sani. Solo dopo, in un secondo tempo,
viene lo sviluppo delle capacità spirituali. E qui deve avere
precedenza lo sviluppo del carattere, deve essere favorita la forza
della volontà e della decisione, e l'educazione deve insegnare
la gioia della responsabilità; ultima deve venire l'istruzione
scientifica. - Quindi, l'educazione fisica, del corpo, nello Stato nazionale non è compito dell'individuo, né affare riguardante in primo luogo i genitori e solo in secondo o terzo luogo la collettività; è una esigenza della conservazione del popolo, rappresentato e protetto dallo Stato. - Lo Stato nazionale può intraprendere anche l'educazione delle ragazze, partendo dagli stessi presupposti seguiti per svolgere l'educazione dei ragazzi. Anche qui si deve attribuire maggior importanza all'educazione del corpo, e solo dopo si deve pensare a promuovere i valori psichici e intellettuali. Si deve educare la fanciulla con lo scopo costante di farne la futura madre. - Fedeltà, abnegazione, taciturnità sono virtù di cui un grande popolo ha necessità. - Di estrema importanza è l'educazione della forza di volontà e di decisione, e la cura della gioia della responsabilità. - Riassumendo: lo Stato nazionale dovrà circoscrivere, ma comprendendo tutto l'essenziale, l'istruzione scientifica generale. E dovrà, inoltre, offrire la possibilità di un perfezionamento specifico. È sufficiente che l'individuo riceva, come base, una cultura generica, a grandi linee, e venga istruito a fondo e in modo dettagliato e specializzato solo in quella materia che formerà l'occupazione della sua vita. Quindi l'istruzione generale dovrebbe essere obbligatoria in tutte le materie, l'istruzione specialistica dovrebbe essere lasciata alla scelta dei singoli. Si otterrebbe così una riduzione del programma scolastico e delle ore di lezione, che andrebbe a tutto vantaggio del perfezionamento del corpo, del carattere e della forza di volontà e di decisione. - È nel carattere del nostro tempo materialistico che l'istruzione scientifica si rivolga sempre più alle discipline reali, ossia alla matematica, alla fisica, alla chimica, ecc., e solo a queste. Esse sono, certo, necessarie in un tempo in cui la tecnica e la chimica regnano e sono rappresentate nella vita quotidiana dai loro segni visibili; ma è pericoloso fondare la cultura generale di una Nazione unicamente su queste. Questa cultura, al contrario, deve sempre essere ideale, deve fondarsi più sulle discipline umanistiche e offrire solo le basi di un'ulteriore istruzione scientifica speciale. Altrimenti si rinunzia a forze più importanti di ogni sapere tecnico per la conservazione della Nazione. - una civiltà combatte per la propria esistenza, una civiltà
che unisce in sé millenni e racchiude - industria e tecnica, commercio e artigianato, possono fiorire solo se una comunità nazionale idealistica offre i presupposti necessari. E questi non si trovano nel materialismo egoistico ma nella abnegazione e nella gioia del sacrificio. - chi ama la sua Nazione può solo provare il suo amore mediante i sacrifici che è pronto a fare per essa. Un sentimento nazionale che miri solo al guadagno, non esiste. - Ma certo il mondo va incontro a un grande rivolgimento; e ci si può solo domandare se esso avrà per risultato la salvezza dell'umanità ariana o il vantaggio del giudaismo, dell'ebreo errante. Lo Stato nazionale dovrà darsi pensiero di creare, mediante un'apposita educazione della gioventù, una generazione matura alle supreme e massime decisioni che allora saranno prese nel nostro globo. Vincerà quel popolo che per primo percorrerà questa via. - Del resto, anche questa educazione deve trovare, dal punto di vista della razza, il suo adempimento supremo nel servizio militare. - Il nostro decadente mondo borghese non sospetta che qui in verità si commette un peccato contro la ragione; che è una colpevole follia quella di ammaestrare una mezza scimmia in modo che si creda di averne fatto un avvocato, mentre milioni di appartenenti alla più alta razza civile devono restare in posti vili e indegni. Si pecca contro la volontà dell'Eterno Creatore lasciando languire nell'odierno pantano proletario centinaia e centinaia delle sue più nobili creature per addestrare a professioni intellettuali Ottentotti, Cafri e Zulù. Perché qui si tratta proprio di un addestramento, come nel caso del cane, e non di un "perfezionamento" scientifico. La stessa diligenza e fatica, impiegata su razze intelligenti, renderebbe gli individui mille volte più capaci di simili prestazioni. - Anche qui dovrà intervenire seriamente lo Stato nazionale. Suo compito non è l'assicurare un'influenza decisiva a una data classe sociale, ma l'estrarre dalla totalità dei membri della Nazione i cervelli più capaci e portarli agli impieghi e alle cariche. Esso deve fornire al fanciullo medio, nella scuola popolare, una determinata educazione, e mettere l'ingegno sulla via che è fatta per lui. E soprattutto deve badare ad aprire a tutti i ben dotati le porte degli istituti statali dell'insegnamento superiore, qualunque sia il ceto da cui gli studenti provengono. Solo così dal ceto dei rappresentanti di un'erudizione morta può svilupparsi una geniale classe dirigente della Nazione. - Lo Stato nazionale avrà il compito di curare che nei suoi
istituti di insegnamento abbia luogo un costante rinnovamento dei ceti
intellettuali mediante l'infusione di sangue fresco dei ceti inferiori.
Lo Stato ha l'obbligo di estrarre dalla totalità della popolazione,
dopo averlo vagliato con attenzione e diligenza estrema, il materiale
umano più favorito dalla Natura, e di impiegarlo al servizio
della collettività. Perché Stato e funzionari statali
non esistono per rendere possibile il sostentamento di singole classi
ma per soddisfare i compiti loro assegnati. E ciò sarà
possibile solo se, per incarnare lo Stato, verranno educate, per principio,
solo persone capaci e di forte volontà. - Ma perciò lo Stato nazionale deve prendere una posizione fondamentalmente diversa di fronte al concetto di lavoro. Esso, e se è necessario mediante un'educazione prolungata per secoli, romperà con l'assurda abitudine di disprezzare l'attività manuale. Apprezzerà l'individuo non per il genere del suo lavoro ma per la forma e per la bontà dell'opera fornita. - In linea di principio, ogni lavoro ha un doppio valore: uno materiale
e uno ideale. Il valore materiale consiste nell'importanza che il lavoro
ha per la vita della collettività. Quanto maggiore è il
numero dei cittadini che traggono vantaggio da una determinata prestazione,
vantaggio diretto o indiretto, tanto più deve essere stimato
il valore materiale. Questa stima trova espressione plastica nel compenso
monetario che l'individuo riceve per il suo lavoro. A questo lavoro
puramente materiale si contrappone quello ideale. Questo non si fonda
sull'importanza concreta del lavoro fornito ma sulla sua necessità
in sé. L'utilità concreta di una scoperta può essere
più grande di quella del servizio reso da un manovale, ma è
certo che la collettività si fonda tanto sul servizio piccolo
quanto su quello grande. Può fare una distinzione materiale nel
valutare l'utilità del singolo lavoro per la collettività,
e può esprimere quella distinzione nel compenso accordato; ma
deve idealmente stabilire l'equivalenza di tutti i lavori nel momento
in cui ogni individuo si sforza di fare del suo meglio nel proprio campo,
qualunque esso sia. Ma la stima del valore di un uomo deve fondarsi
su ciò, e non sul compenso percepito. - l'eguaglianza non riposa né può riposare sulle prestazioni dei singoli in sé, ed è solo possibile nella forma in cui ciascuno adempie ai suoi particolari doveri. Solo così, nel giudicare il valore dell'uomo, viene eliminato il caso, che è opera della Natura, e l'individuo è reso artefice del proprio valore sociale. - E a ciò deve provvedere il movimento social-nazionalista: radunare, passando sopra a ogni meschinità piccoloborghese, estraendole dalla nostra Nazione, e ordinare quelle forze che sono atte a farsi modelli di una nuova concezione del mondo. - Può darsi che oggi il denaro sia diventato l'esclusivo signore
della vita; ma un giorno l'uomo tornerà a inchinarsi a più
alte divinità. Oggi molte cose devono la loro esistenza solo
all'avidità del denaro e della ricchezza: ma fra esse ben poche
sono quelle che, se non esistessero, lascerebbero più povera
l'umanità. Il nostro movimento ha pure questo compito: annunciare
già oggi un'epoca che darà al singolo ciò di cui
ha bisogno per vivere, ma terrà fermo il principio che l'uomo
non vive esclusivamente per i godimenti materiali. Ciò troverà
la sua espressione in una graduazione dei meriti, definita con saggezza,
tale da garantire anche all'ultimo onesto lavoratore, in ogni caso,
una normale esistenza, nella sua qualità di uomo e di membro
della Nazione.
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