 
Adolf HITLER
Braunau am Inn
20 aprile 1889
Berlino
30 aprile 1945
Führer del Terzo Reich
|
- Se lo Stato nazionale, nazional-socialista, ravvisa il suo compito
principale nella formazione e nella conservazione del portatore dello
Stato, non gli basta però favorire gli elementi razziali come
tali ed educarli alla vita pratica: è anche necessario che lo
Stato armonizzi la propria organizzazione con questo compito.
Sarebbe folle stimare il valore dell'uomo dalla razza cui appartiene,
e dichiarare guerra all'idea marxista dell'eguaglianza degli uomini
fra loro, se non si fosse risoluti a trarre da ciò le estreme
conseguenze. L'ultima conseguenza del riconoscimento dell'importanza
del sangue, ossia della base razziale in generale, consiste nel trasferire
questa valutazione alla singola persona. Io, in genere, devo valutare
in diverso modo i popoli fondandomi sulla razza cui appartengono; e
sulla stessa base devo valutare gli individui nell'ambito di una comunità
nazionale. La constatazione che un popolo non è uguale a un altro
si trasferisce agli individui di una Nazione, nel senso che una testa
non può essere uguale a un'altra, perché anche qui gli
elementi del sangue sono, grossomodo, i medesimi, ma negli individui
vanno soggetti a mille sottilissime differenziazioni.
La prima conseguenza di questa cognizione è alquanto grossolana:
consiste nel promuovere gli elementi i quali, nell'ambito della comunità
nazionale, furono riconosciuti più preziosi per la razza, e nel
curarne la moltiplicazione. Questo compito è alquanto grossolano
perché può essere assolto in modo quasi meccanico. Più
difficile è riconoscere nella collettività le teste realmente
preziose dal punto di vista intellettuale e ideale, e assegnare loro
un'influenza che non solo spetta a questi spiriti eminenti ma giova
all'intera Nazione. Questa selezione a seconda della capacità
e dell'abilità non può essere compiuta in modo meccanico,
ma è un lavoro al quale provvede, senza interruzione, la lotta
della vita quotidiana.
Una concezione del mondo mirante a ripudiare l'idea democratica di massa
e a dare agli uomini migliori della Nazione questa Terra, deve logicamente
obbedire anche all'interno di questa Nazione al medesimo principio aristocratico,
e assicurare alle migliori teste la direzione e la suprema influenza
nella Nazione di cui si tratta. Con ciò, essa non edifica sul
concetto di maggioranza ma su quello della personalità.
- Ma nel nostro caso "istintivo" non dice nulla. Perché
chi crede a una più alta evoluzione degl
esseri viventi, deve ammettere che ogni manifestazione del loro istinto
vitale e combattivo deve avere avuto principio un giorno, quando un
solo soggetto deve aver cominciato a manifestare tale istinto; in seguito,
questo procedimento si ripetè sempre più spesso e si diffuse,
finché trapassò nell'inconscio di tutti i membri di una
determinata razza e si rivelò come "istinto".
È più facile comprendere e credere questo nell'uomo. I
primi suoi saggi provvedimenti nella lotta contro gli animali, furono
certo, in origine, opera di soggetti forniti di doti particolari. Anche
qui la personalità diede luogo a decisioni e a azioni che più
tardi furono assunti, come cosa naturalissima, dall'umanità intera.
- Ogni pensiero, ogni scoperta umana serve, nei suoi ultimi effetti,
anzitutto alla lotta dell'uomo per la
vita su questo pianeta, anche quando la cosiddetta utilità materiale
di un'invenzione o di una scoperta o di un profondo sguardo gettato
dalla scienza nella natura delle cose non è, per il momento,
visibile. Tutto ciò collabora insieme a elevare sempre più
l'uomo sulle creature che lo circondano, e lo rafforza e lo rinsalda
nella sua posizione così da farne, sotto ogni aspetto, l'essere
dominante su questa Terra.
Dunque, tutte le invenzioni sono il risultato della facoltà creatrice
di una persona. Queste persone sono nel loro complesso - lo si voglia
o no - più o meno grandi benefattrici dell'umanità. L'opera
loro dona, più tardi, a miliardi di creature umane, mezzi e risorse
per alleviare la lotta per l'esistenza. Così, all'origine dell'odierna
civiltà materiale vediamo sempre singole persone in qualità
di inventori: esse si completano a vicenda, uno continua a fabbricare
sulle fondamenta poste dall'altro. Lo stesso avviene nell'introduzione
e nello sfruttamento delle scoperte degli inventori. Perché anche
i complicati processi di produzione sono nelle loro origini equiparabili
a invenzioni, e perciò dipendono da persone. Lo stesso lavoro
puramente teorico, che non è misurabile nei particolari ma forma
la premessa delle successive scoperte materiali, appare a sua volta
quale esclusivo prodotto della singola persona. Non la massa inventa,
non la maggioranza organizza o pensa, ma sempre e
unicamente l'uomo singolo, la persona.
Una comunità umana appare bene organizzata se agevola come meglio
può il lavoro di queste forze creatrici, e se lo impiega in modo
utile alla collettività. Ciò che ha più valore
in una scoperta materiale o ideale è, anzitutto, l'inventore
quale persona. È quindi primo e sommo compito dell'organizzazione,
della comunità nazionale, quello di renderlo utile alla Nazione.
Sì, l'organizzazione deve servire solo a tradurre in pratica
questo principio: con ciò resta pure liberata dalla maledizione
del meccanismo e diventa cosa viva. Deve incorporare in sé lo
sforzo di elevare le teste al di sopra della massa e di subordinare
la massa alle teste.
Così l'organizzazione non solo non deve impedire alle teste di
emergere dalla massa, ma deve agevolare questa emersione, grazie alla
sua propria forma e natura. A tal fine deve partire dalla massima che
per l'umanità la benedizione non si trovò mai nella massa
ma nelle singole teste creatrici, le quali dunque sono i veri benefattori
del genere umano. È nell'interesse della collettività
l'assicurare loro la dovuta influenza e facilitarne l'opera. Certo,
non si asseconda questo interesse e non lo si soddisfa lasciando dominare
gli incapaci e gli inetti, ma solo affidando la direzione a coloro i
quali la Natura ha dotato di particolari qualità.
Come abbiamo detto, la dura lotta per la vita provvede a selezionare
queste teste. Molte si spezzano e periscono, solo poche appaiono elette.
Nel campo del pensiero, della creazione artistica, dell'economia, questo
processo di selezione ha luogo ancora oggi, sebbene, soprattutto nell'economia,
sia molto ostacolato. L'amministrazione dello Stato e l'autorità,
personificata nella forza difensiva organizzata della Nazione, sono
pure dominate da questa idea. Dappertutto regna ancora l'idea della
personalità, dell'autorità della persona sui subordinati
e della responsabilità verso i superiori. Solo la vita politica
si è distolta da questo principio naturale. Mentre l'intera civiltà
umana è solo il risultato dell'attività creatrice della
persona, nella direzione della comunità nazionale appare solo
il principio del valore decisivo della maggioranza, e di là avvelena
e dissolve la vita della Nazione. Anche gli effetti distruttivi dell'attività
del giudaismo su altri elementi della Nazione si devono attribuire all'eterno
tentativo giudaico di minare l'importanza della persona nei popoli di
cui è ospite, e di sostituirla con l'importanza della massa.
E in tal modo, al posto del principio ordinatore
dell'umanità ariana va il principio distruttivo degli ebrei:
esso diventa "fermento disgregativo
di popoli e razze e, in senso più largo, distruttore della civiltà
umana.
Il marxismo rappresenta il tentativo degli ebrei, trasferito nel campo
della cultura, di eliminare in tutti gli aspetti della vita umana la
preminenza e la prevalenza della personalità, e di sostituirle
il numero della massa. A ciò corrisponde in politica la forma
parlamentare di governo, tanto funesta dalle minime cellule della comunità
fino alla suprema direzione del Reich, e in economia un sistema sindacale
che non serve ai reali interessi dei lavoratori ma soltanto ai distruttivi
propositi del giudaismo internazionale. Nella misura in cui l'economia
viene sottratta all'azione del principio di personalità ed è
abbandonata alla influenza e alle costrizioni della massa, essa deve
perdere la sua capacità di prestazione, che sta al servizio di
tutti ed è per tutti preziosa, e a poco a poco retrocedere. I
consigli di fabbrica che, invece di tutelare gli interessi dei lavoratori,
cercano di influire sulla produzione, servono allo stesso scopo distruttore;
danneggiano la produzione complessiva e quindi anche I'individuo. Perché,
a lungo andare, gli appartenenti a una Nazione non restano appagati
da semplici frasi teoriche, ma dai beni della vita quotidiana spettanti
a ciascuno, e dalla conseguente convinzione che una comunità
nazionale garantisca, nel complesso delle sue prestazioni, gli interessi
dei singoli.
- La concezione nazionale si distingue essenzialmente dalla marxista
in questo: essa riconosce il valore della razza e quindi anche il valore
della persona, e ne fa uno dei pilastri della sua costruzione. Questi
sono i più importanti princìpi della sua concezione del
mondo. Se il movimento nazional-socialista non comprendesse la fondamentale
importanza di questo riconoscimento di fondo, rattoppasse solo esteriormente
lo Stato odierno e adottasse il punto di vista della massa, in pratica
non sarebbe altro che un partito concorrenziale al marxismo. E non avrebbe
diritto di definirsi una concezione universale. Se il programma sociale
del nostro movimento consistesse solo nel comprimere la personalità
e nel mettere al posto di questa la massa, il nazional-socialismo stesso
sarebbe già roso dal veleno del marxismo, come i nostri partiti
borghesi.
Lo Stato nazionale deve provvedere al benessere dei suoi cittadini,
riconoscendo in ciascuno e in tutti il valore della persona e promuovendo
in tutti i campi quell'alta capacità di produzione che garantisce
al singolo un elevato grado di compartecipazione. Perciò lo Stato
nazionale deve sbarazzare senza pietà la direzione suprema, ossia
politica, dal principio parlamentare secondo il quale la decisione spetta
alla maggioranza, cioè alla massa, e sostituirlo con l'assoluto
diritto dell'individuo. Da ciò risulta la seguente nozione: la
costituzione statale e la forma statale migliore è quella che,
con naturale sicurezza, attribuisce valore direttivo e influenza suprema
alle migliori teste della comunità nazionale.
- Non vi sono decisioni di maggioranza, ma solo persone responsabili;
ogni uomo ha consiglieri al suo fianco, ma la decisione è affare
di un singolo individuo.
- un uomo solo porterà la responsabilità e quindi l'autorità
e il diritto di comandare. I Parlamenti in
sé sono necessari, perché in essi hanno la possibilità
di mettersi in rilievo le teste fini - quelle a cui più tardi
potranno essere affidati compiti di responsabilità.
Ne risulta il seguente quadro. Lo Stato nazionale non ha, a cominciare
dal Comune fino alla direzione del Reich, corpi responsabili che decidono
a maggioranza di voti; ha solo corpi consultivi, che assistono il Capo
temporaneo eletto e ai quali il Capo ripartisce il lavoro. Questi corpi,
secondo il bisogno, si assumono in determinati campi una responsabilità
assoluta, quale possiede in maggior misura il Capo o il presidente di
ciascuna corporazione.
- Questo principio - dell'associazione dell'assoluta autorità
con l'assoluta responsabilità - produrrà poco a poco una
selezione di dirigenti che non è nemmeno pensabile oggi, all'epoca
del parlamentarismo irresponsabile. E così la costituzione statale
della Nazione viene armonizzata con quella legge a cui la Nazione deve
già la sua grandezza nel campo della cultura e dell' economia.
|