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MEIN KAMPF (16) ULTIMO AGGIORNAMENTO 09/10/2006 HOME

Testatina L'UomoAdolf Hitler

Adolf HITLER

Braunau am Inn
20 aprile 1889

Berlino
30 aprile 1945

Führer del Terzo Reich

 

BRANI SCELTI
Mein Kampf

Cap.IV
Personalità e concetto nazionale di Stato

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Indice

- Se lo Stato nazionale, nazional-socialista, ravvisa il suo compito principale nella formazione e nella conservazione del portatore dello Stato, non gli basta però favorire gli elementi razziali come tali ed educarli alla vita pratica: è anche necessario che lo Stato armonizzi la propria organizzazione con questo compito.
Sarebbe folle stimare il valore dell'uomo dalla razza cui appartiene, e dichiarare guerra all'idea marxista dell'eguaglianza degli uomini fra loro, se non si fosse risoluti a trarre da ciò le estreme conseguenze. L'ultima conseguenza del riconoscimento dell'importanza del sangue, ossia della base razziale in generale, consiste nel trasferire questa valutazione alla singola persona. Io, in genere, devo valutare in diverso modo i popoli fondandomi sulla razza cui appartengono; e sulla stessa base devo valutare gli individui nell'ambito di una comunità nazionale. La constatazione che un popolo non è uguale a un altro si trasferisce agli individui di una Nazione, nel senso che una testa non può essere uguale a un'altra, perché anche qui gli elementi del sangue sono, grossomodo, i medesimi, ma negli individui vanno soggetti a mille sottilissime differenziazioni.
La prima conseguenza di questa cognizione è alquanto grossolana: consiste nel promuovere gli elementi i quali, nell'ambito della comunità nazionale, furono riconosciuti più preziosi per la razza, e nel curarne la moltiplicazione. Questo compito è alquanto grossolano perché può essere assolto in modo quasi meccanico. Più difficile è riconoscere nella collettività le teste realmente preziose dal punto di vista intellettuale e ideale, e assegnare loro un'influenza che non solo spetta a questi spiriti eminenti ma giova all'intera Nazione. Questa selezione a seconda della capacità e dell'abilità non può essere compiuta in modo meccanico, ma è un lavoro al quale provvede, senza interruzione, la lotta della vita quotidiana.
Una concezione del mondo mirante a ripudiare l'idea democratica di massa e a dare agli uomini migliori della Nazione questa Terra, deve logicamente obbedire anche all'interno di questa Nazione al medesimo principio aristocratico, e assicurare alle migliori teste la direzione e la suprema influenza nella Nazione di cui si tratta. Con ciò, essa non edifica sul concetto di maggioranza ma su quello della personalità.

- Ma nel nostro caso "istintivo" non dice nulla. Perché chi crede a una più alta evoluzione degl
esseri viventi, deve ammettere che ogni manifestazione del loro istinto vitale e combattivo deve avere avuto principio un giorno, quando un solo soggetto deve aver cominciato a manifestare tale istinto; in seguito, questo procedimento si ripetè sempre più spesso e si diffuse, finché trapassò nell'inconscio di tutti i membri di una determinata razza e si rivelò come "istinto".
È più facile comprendere e credere questo nell'uomo. I primi suoi saggi provvedimenti nella lotta contro gli animali, furono certo, in origine, opera di soggetti forniti di doti particolari. Anche qui la personalità diede luogo a decisioni e a azioni che più tardi furono assunti, come cosa naturalissima, dall'umanità intera.

- Ogni pensiero, ogni scoperta umana serve, nei suoi ultimi effetti, anzitutto alla lotta dell'uomo per la
vita su questo pianeta, anche quando la cosiddetta utilità materiale di un'invenzione o di una scoperta o di un profondo sguardo gettato dalla scienza nella natura delle cose non è, per il momento, visibile. Tutto ciò collabora insieme a elevare sempre più l'uomo sulle creature che lo circondano, e lo rafforza e lo rinsalda nella sua posizione così da farne, sotto ogni aspetto, l'essere dominante su questa Terra.
Dunque, tutte le invenzioni sono il risultato della facoltà creatrice di una persona. Queste persone sono nel loro complesso - lo si voglia o no - più o meno grandi benefattrici dell'umanità. L'opera loro dona, più tardi, a miliardi di creature umane, mezzi e risorse per alleviare la lotta per l'esistenza. Così, all'origine dell'odierna civiltà materiale vediamo sempre singole persone in qualità di inventori: esse si completano a vicenda, uno continua a fabbricare sulle fondamenta poste dall'altro. Lo stesso avviene nell'introduzione e nello sfruttamento delle scoperte degli inventori. Perché anche i complicati processi di produzione sono nelle loro origini equiparabili a invenzioni, e perciò dipendono da persone. Lo stesso lavoro puramente teorico, che non è misurabile nei particolari ma forma la premessa delle successive scoperte materiali, appare a sua volta quale esclusivo prodotto della singola persona. Non la massa inventa, non la maggioranza organizza o pensa, ma sempre e
unicamente l'uomo singolo, la persona.
Una comunità umana appare bene organizzata se agevola come meglio può il lavoro di queste forze creatrici, e se lo impiega in modo utile alla collettività. Ciò che ha più valore in una scoperta materiale o ideale è, anzitutto, l'inventore quale persona. È quindi primo e sommo compito dell'organizzazione, della comunità nazionale, quello di renderlo utile alla Nazione. Sì, l'organizzazione deve servire solo a tradurre in pratica questo principio: con ciò resta pure liberata dalla maledizione del meccanismo e diventa cosa viva. Deve incorporare in sé lo sforzo di elevare le teste al di sopra della massa e di subordinare la massa alle teste.
Così l'organizzazione non solo non deve impedire alle teste di emergere dalla massa, ma deve agevolare questa emersione, grazie alla sua propria forma e natura. A tal fine deve partire dalla massima che per l'umanità la benedizione non si trovò mai nella massa ma nelle singole teste creatrici, le quali dunque sono i veri benefattori del genere umano. È nell'interesse della collettività l'assicurare loro la dovuta influenza e facilitarne l'opera. Certo, non si asseconda questo interesse e non lo si soddisfa lasciando dominare gli incapaci e gli inetti, ma solo affidando la direzione a coloro i quali la Natura ha dotato di particolari qualità.
Come abbiamo detto, la dura lotta per la vita provvede a selezionare queste teste. Molte si spezzano e periscono, solo poche appaiono elette. Nel campo del pensiero, della creazione artistica, dell'economia, questo processo di selezione ha luogo ancora oggi, sebbene, soprattutto nell'economia, sia molto ostacolato. L'amministrazione dello Stato e l'autorità, personificata nella forza difensiva organizzata della Nazione, sono pure dominate da questa idea. Dappertutto regna ancora l'idea della personalità, dell'autorità della persona sui subordinati e della responsabilità verso i superiori. Solo la vita politica si è distolta da questo principio naturale. Mentre l'intera civiltà umana è solo il risultato dell'attività creatrice della persona, nella direzione della comunità nazionale appare solo il principio del valore decisivo della maggioranza, e di là avvelena e dissolve la vita della Nazione. Anche gli effetti distruttivi dell'attività del giudaismo su altri elementi della Nazione si devono attribuire all'eterno tentativo giudaico di minare l'importanza della persona nei popoli di cui è ospite, e di sostituirla con l'importanza della massa. E in tal modo, al posto del principio ordinatore
dell'umanità ariana va il principio distruttivo degli ebrei: esso diventa "fermento disgregativo
di popoli e razze e, in senso più largo, distruttore della civiltà umana.
Il marxismo rappresenta il tentativo degli ebrei, trasferito nel campo della cultura, di eliminare in tutti gli aspetti della vita umana la preminenza e la prevalenza della personalità, e di sostituirle il numero della massa. A ciò corrisponde in politica la forma parlamentare di governo, tanto funesta dalle minime cellule della comunità fino alla suprema direzione del Reich, e in economia un sistema sindacale che non serve ai reali interessi dei lavoratori ma soltanto ai distruttivi propositi del giudaismo internazionale. Nella misura in cui l'economia viene sottratta all'azione del principio di personalità ed è abbandonata alla influenza e alle costrizioni della massa, essa deve perdere la sua capacità di prestazione, che sta al servizio di tutti ed è per tutti preziosa, e a poco a poco retrocedere. I consigli di fabbrica che, invece di tutelare gli interessi dei lavoratori, cercano di influire sulla produzione, servono allo stesso scopo distruttore; danneggiano la produzione complessiva e quindi anche I'individuo. Perché, a lungo andare, gli appartenenti a una Nazione non restano appagati da semplici frasi teoriche, ma dai beni della vita quotidiana spettanti a ciascuno, e dalla conseguente convinzione che una comunità nazionale garantisca, nel complesso delle sue prestazioni, gli interessi dei singoli.

- La concezione nazionale si distingue essenzialmente dalla marxista in questo: essa riconosce il valore della razza e quindi anche il valore della persona, e ne fa uno dei pilastri della sua costruzione. Questi sono i più importanti princìpi della sua concezione del mondo. Se il movimento nazional-socialista non comprendesse la fondamentale importanza di questo riconoscimento di fondo, rattoppasse solo esteriormente lo Stato odierno e adottasse il punto di vista della massa, in pratica non sarebbe altro che un partito concorrenziale al marxismo. E non avrebbe diritto di definirsi una concezione universale. Se il programma sociale del nostro movimento consistesse solo nel comprimere la personalità e nel mettere al posto di questa la massa, il nazional-socialismo stesso sarebbe già roso dal veleno del marxismo, come i nostri partiti borghesi.
Lo Stato nazionale deve provvedere al benessere dei suoi cittadini, riconoscendo in ciascuno e in tutti il valore della persona e promuovendo in tutti i campi quell'alta capacità di produzione che garantisce al singolo un elevato grado di compartecipazione. Perciò lo Stato nazionale deve sbarazzare senza pietà la direzione suprema, ossia politica, dal principio parlamentare secondo il quale la decisione spetta alla maggioranza, cioè alla massa, e sostituirlo con l'assoluto diritto dell'individuo. Da ciò risulta la seguente nozione: la costituzione statale e la forma statale migliore è quella che, con naturale sicurezza, attribuisce valore direttivo e influenza suprema alle migliori teste della comunità nazionale.

- Non vi sono decisioni di maggioranza, ma solo persone responsabili; ogni uomo ha consiglieri al suo fianco, ma la decisione è affare di un singolo individuo.

- un uomo solo porterà la responsabilità e quindi l'autorità e il diritto di comandare. I Parlamenti in
sé sono necessari, perché in essi hanno la possibilità di mettersi in rilievo le teste fini - quelle a cui più tardi potranno essere affidati compiti di responsabilità.
Ne risulta il seguente quadro. Lo Stato nazionale non ha, a cominciare dal Comune fino alla direzione del Reich, corpi responsabili che decidono a maggioranza di voti; ha solo corpi consultivi, che assistono il Capo temporaneo eletto e ai quali il Capo ripartisce il lavoro. Questi corpi, secondo il bisogno, si assumono in determinati campi una responsabilità assoluta, quale possiede in maggior misura il Capo o il presidente di ciascuna corporazione.

- Questo principio - dell'associazione dell'assoluta autorità con l'assoluta responsabilità - produrrà poco a poco una selezione di dirigenti che non è nemmeno pensabile oggi, all'epoca del parlamentarismo irresponsabile. E così la costituzione statale della Nazione viene armonizzata con quella legge a cui la Nazione deve già la sua grandezza nel campo della cultura e dell' economia.