 
Adolf HITLER
Braunau am Inn
20 aprile 1889
Berlino
30 aprile 1945
Führer del Terzo Reich
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- La propaganda doveva precedere di molto l'organizzazione, e procurare
a questa il materiale umano da utilizzare. Inoltre, io sono nemico dell'organizzare
troppo rapido e pedante: perché in tal caso si ottiene solo un
organismo morto, non un'organizzazione viva. L'organizzazione è
cosa che deve la sua esistenza alla vita organica, all'evoluzione organica.
Idee che sono entrate in un determinato numero di uomini tendono sempre
a un certo ordine, e questa configurazione interna ha grande valore.
- è conveniente cominciare col diffondere da una Centrale un'idea
per mezzo della propaganda, e poi vagliare e saggiare il materiale umano
raccolto per trarne teste di dirigenti. Si constaterà spesso
che uomini all'apparenza insignificanti sono condottieri nati.
Sarebbe un errore ravvisare nella ricchezza di Cognizioni teoriche una
prova caratteristica della idoneità e abilità a dirigere.
Anzi, spesso è vero l'opposto. È raro il caso che grandi
teorici siano anche organizzatori, poiché la grandezza del teorico
e del programmatico è, prima di tutto, riposta nella scoperta
e fissazione di leggi astrattamente esatte, mentre l'organizzatore deve
essere anzitutto uno psicologo. Deve prendere l'uomo quale è,
e perciò lo deve conoscere: senza valutarlo troppo né
troppo poco. Deve cercare di tener conto della debolezza e della bestialità,
onde, con riguardo a tutti i fattori, creare un ente che, quaIe organismo
vivo, sia pieno di forza e perciò appropriato a farsi portatore
di un'idea e a spianarle la via del successo.
E ancora più raro che un grande teorico sia un grande Capa. Quest'ultimo
sarà piuttosto un agitatore, il che non sarà ammesso da
molti di coloro i quali lavorano attorno a un problema solo dal punto
di vista scientifico. Eppure è cosa naturale. Un agitatore che
si riveli capace di infondere un'idea alle rnasse, deve sempre essere
uno psicologo, anche nel caso che fosse solo un demagogo - quindi sarà
più idoneo a fare il Capo, rispetto a un teorico estraneo agli
uomini e al mondo. Perché dirigere significa saper muovere le
masse. Il dono di forgiare idee non ha nulla in comune con l'attività
di dirigente. È ozioso discutere se sia più importante
indicare all'umanità ideali e scopi, o realizzarli. Come scopo
della vita, l'una cosa sarebbe del tutto priva di senso senza l'altra.
La più bella idea teorica rimane priva di scopo e di valore se
un Capo non mette in moto le masse verso di essa. E viceversa, a cosa
servirebbe la genialità, l'impeto di un dirigente, se il geniale
teorico non proponesse le mete alle lotte umane? Ma l'unione del teorico,
dell'organizzatore e del Capo in una stessa persona è la cosa
più rara che si possa incontrare sulIa Terra: questa unione crea
il grand'uomo.
- Quando un movimento si propone di disfare un mondo e di crearne in
sua vece uno nuovo, i suoi dirigenti debbono avere perfetta conoscenza
di queste leggi fondamentali: ogni movímento deve vagliare il
materiale umano da lui raccolto e spartirlo in due grandi gruppi, partigiani
e membri effettivi. È compito della propaganda arruolare partigiani;
è compíto della organizzazione acquisire membri. È
partigiano di un movimento chi dichiara di accettarne gli scopi; è
membro chi si batte per essi. Il partigíano è reso favorevole
al movimento dalla propaganda; il membro è spinto dall'organizzazione
a adoperarsi a sua volta per acquisire nuovi partigiani, i quali potranno
poi diventare membri. Poiché l'essere partigiani di un'idea costituisce
solo un riconoscimento passivo di essa mentre la qualttà di membri
richiede una difesa attiva dell'idea stessa, su dieci partigiani solo
uno, o tutt'al più due, sono idonei a operare quali membri. La
qualità di partigiano ha radici solo nedl'intelletto; quella
di membro nel coraggio di patrocinare e diffondere ciò che l'intelletto
ha riconosciuto giusto. Il riconoscimento della bontà di un'idea
risponde, nella sua forma passiva, al carattere della maggioranza degli
uomini, che è pigra e poco coraggiosa; la qualità dí
membro esige una mentalità attivistica, e quindi è appropriata
solo alla minoranza degli uomini.
Quindi la propaganda deve, senza stancarsi, curare che un'idea acquisisca
aderenti, mentre l'organizzazione deve diligentemente impegnarsi a forgiare
dei membri coi più meritevoli fra i partigiani. La propaganda
non deve dunque rompersi la testa sul valore di ciascuno dei suoi ammaestrati,
sulle capacità, sulla comprensione o sul carattere di costoro;
mentre l'organizzazione deve selezionare dalla massa di tali elementi
ciò che in realtà rende possibile la vittoria del movimento.
La propaganda cerca di imporre una dottrina al popolo intero; l'organizzazione
comprende nei suoi quadri solo coloro i quali non minacciano di essere,
per motivi psicologici, ostacolo all'ulteriore diffusione dell'idea.
La propaganda lavora la collettività nel senso di un'idea, e
la rende matura per il tempo del trionfo di quella idea; l'organizzazione
procura la vittoria aggregando, in modo costante, organico, e con riguardo
alla capacità di battersi, quei partigiani i quali appaiono disposti
a combattere per la vittoria.
La vittoria di un'idea sarà tanto più possibile quanto
più largamente la propaganda avrà elaborato gli uomini
nel loro complesso, e quanto più sarà esclusiva, rigida
e salda l'organizzazione che in pratica sostiene la lotta. Da ciò
risulta che il numero degli aderenti non può mai essere abbastanza
grande, mentre il numero dei membri sarà invece sempre più
troppo grande che troppo piccolo.
Quando la propaganda ha impregnato di un'idea un intero popolo, l'organizzazione
può trarne le conseguenze con un pugno di uomini. Propaganda
e organizzazione, ossia aderenti e membri, si trovano in un determinato
rapporto reciproco. Quanto meglio la propaganda ha lavorato, tanto più
piccola può essere l'organizzazione, e quanto maggiore è
il numero degli aderenti tanto minore può essere il numero dei
membri. E viceversa: quanto meno buona è la propaganda, tanto
più grande deve essere l'organizzazione; quanto più piccola
rimane la schiera degli aderenti a un movimento, tanto più numerosa
deve essere la schiera dei suoi membri se vuol contare sul successo.
Il primo compito della propaganda è quello di acquisire uomini
per la ulteriore organizzazione; il primo compito dell'organizzazione
è quello di acquisire uomini per lo sviluppo della propaganda.
Il secondo compito della propaganda è quello di decomporre lo
stato di cose esistente e permearlo della nuova dottrina, mentre il
secondo compito dell'organizzazione è la lotta per il potere,
onde assicurare, con il potere, il definitivo trionfo della dottrina.
Il definitivo successo di una rivoluzione professante una nuova concezione
del mondo viene conseguito con maggior facilità quando la nuova
concezione ammaestra tutti gli uomini e, occorrendo, viene loro più
tardi imposta con la forza; mentre l'organizzazione dell'idea, ossia
il movimento politico, deve comprendere solo quel numero di uomini che
è strettamente necessario a occupare i centri nevralgici del
futuro Stato.
- Quindi, il supremo compito dell'organizzazione è quello di
vegliare perché eventuali discordie fra i membri del movimento
non conducano a una scissione e non indeboliscano il lavoro, e perché
lo spirito offensivo non si spenga, anzi si rinnovi e si rafforzi costantemente.
Non è necessario che il numero dei membri aumenti all'infinito;
al contrario! Dato che solo una frazione dell'umanità è
energica e audace, un movimento che accrescesse all'infinito la propria
organizzazione dovrebbe per forza restarne, un giorno, indebolito. Organizzazioni,
ossia gruppi di membri, che crescono oltre una certa dimensione, perdono
a poco a poco la loro forza combattiva e non sono più in grado
di appoggiare con risolutezza e con spirito aggressivo la propaganda
di un'idea.
Ora, quanto più un'idea è grande e rivoluzionaria, tanto
più attivistico diverrà il ceto dei suoi membri, poiché
alla sconvolgente forza della dottrina è sempre connesso un pericolo
per i suoi difensori, pericolo appropriato a tenere lontani dalla stessa
dottrina i temperamenti meschini e timidi. Essi in cuor loro si sentiranno
partigiani, ma rifuggiranno dal far conoscere pubblicamente i loro sentimenti
diventando membri del partito. Ma appunto per questo l'organizzazione
di un'idea realmente rivoluzionaria trattiene, come membri, solo i più
attivi fra gli aderenti guadagnati dalla propaganda. Appunto in questo
attivismo dei membri garantito dalla selezione naturale è riposta
la condizione preliminare dell'ulteriore diffusione di un movimento
e del successo della lotta per la concretizzazione dell'idea.
- Al posto delle decisioni di commissioni, fu introdotto il principio
della totale responsabilità individuale. Il primo presidente
risponde della complessiva direzione del movimento, e ripartisce il
lavoro fra i subalterni membri delle commissioni e gli eventuali collaboratori
necessari. Ognuno di questi signori è interamente responsabile
deI compito che gli è affidato: è subordinato solo aI
primo
presidente, il quale deve provvedere alla collaborazione generale, e
scegliendo le persone e impartendo le direttive generali assicura la
comunanza dell'opera.
- In ogni caso, un movimento destinato a combattere la pazzia parlamentare
deve essere immune da questa.
- la mentalità non può essere cosa esterna ma deve trovare
nell'azione la sua più compiuta espressione. Chi faccia opera
preziosa per il suo popolo manifesta con ciò un'altrettanto preziosa
mentalità, mentre un altro che si limiti ad aver giuste opinioni
senza prestare concreti servigi al suo popolo nuoce alla mentalità
complessiva.
- La mentalità di un nazional-socialista si manifesta nella
prontezza, nella diligenza e neIla capacità con cui assolve il
lavoro affidatogli dalla comunità nazionale. Chi non adempie
qui il proprio dovere non può vantarsi di una mentalità
contro la quale pecca.
- Ma è contrario al nazional-socialismo e offensivo che uomini
i quali non si intendono di una cosa si intromettano senza tregua nel
lavoro dei veri competenti.
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