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MEIN KAMPF (23) ULTIMO AGGIORNAMENTO 09/10/2006 HOME

Testatina L'UomoAdolf Hitler

Adolf HITLER

Braunau am Inn
20 aprile 1889

Berlino
30 aprile 1945

Führer del Terzo Reich

 

BRANI SCELTI
Mein Kampf

Cap.XI
Propaganda e organizzazione

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Indice

- La propaganda doveva precedere di molto l'organizzazione, e procurare a questa il materiale umano da utilizzare. Inoltre, io sono nemico dell'organizzare troppo rapido e pedante: perché in tal caso si ottiene solo un organismo morto, non un'organizzazione viva. L'organizzazione è cosa che deve la sua esistenza alla vita organica, all'evoluzione organica. Idee che sono entrate in un determinato numero di uomini tendono sempre a un certo ordine, e questa configurazione interna ha grande valore.

- è conveniente cominciare col diffondere da una Centrale un'idea per mezzo della propaganda, e poi vagliare e saggiare il materiale umano raccolto per trarne teste di dirigenti. Si constaterà spesso che uomini all'apparenza insignificanti sono condottieri nati.
Sarebbe un errore ravvisare nella ricchezza di Cognizioni teoriche una prova caratteristica della idoneità e abilità a dirigere. Anzi, spesso è vero l'opposto. È raro il caso che grandi teorici siano anche organizzatori, poiché la grandezza del teorico e del programmatico è, prima di tutto, riposta nella scoperta e fissazione di leggi astrattamente esatte, mentre l'organizzatore deve essere anzitutto uno psicologo. Deve prendere l'uomo quale è, e perciò lo deve conoscere: senza valutarlo troppo né troppo poco. Deve cercare di tener conto della debolezza e della bestialità, onde, con riguardo a tutti i fattori, creare un ente che, quaIe organismo vivo, sia pieno di forza e perciò appropriato a farsi portatore di un'idea e a spianarle la via del successo.
E ancora più raro che un grande teorico sia un grande Capa. Quest'ultimo sarà piuttosto un agitatore, il che non sarà ammesso da molti di coloro i quali lavorano attorno a un problema solo dal punto di vista scientifico. Eppure è cosa naturale. Un agitatore che si riveli capace di infondere un'idea alle rnasse, deve sempre essere uno psicologo, anche nel caso che fosse solo un demagogo - quindi sarà più idoneo a fare il Capo, rispetto a un teorico estraneo agli uomini e al mondo. Perché dirigere significa saper muovere le masse. Il dono di forgiare idee non ha nulla in comune con l'attività di dirigente. È ozioso discutere se sia più importante indicare all'umanità ideali e scopi, o realizzarli. Come scopo della vita, l'una cosa sarebbe del tutto priva di senso senza l'altra. La più bella idea teorica rimane priva di scopo e di valore se un Capo non mette in moto le masse verso di essa. E viceversa, a cosa servirebbe la genialità, l'impeto di un dirigente, se il geniale teorico non proponesse le mete alle lotte umane? Ma l'unione del teorico, dell'organizzatore e del Capo in una stessa persona è la cosa più rara che si possa incontrare sulIa Terra: questa unione crea il grand'uomo.

- Quando un movimento si propone di disfare un mondo e di crearne in sua vece uno nuovo, i suoi dirigenti debbono avere perfetta conoscenza di queste leggi fondamentali: ogni movímento deve vagliare il materiale umano da lui raccolto e spartirlo in due grandi gruppi, partigiani e membri effettivi. È compito della propaganda arruolare partigiani; è compíto della organizzazione acquisire membri. È partigiano di un movimento chi dichiara di accettarne gli scopi; è membro chi si batte per essi. Il partigíano è reso favorevole al movimento dalla propaganda; il membro è spinto dall'organizzazione a adoperarsi a sua volta per acquisire nuovi partigiani, i quali potranno poi diventare membri. Poiché l'essere partigiani di un'idea costituisce solo un riconoscimento passivo di essa mentre la qualttà di membri richiede una difesa attiva dell'idea stessa, su dieci partigiani solo uno, o tutt'al più due, sono idonei a operare quali membri. La qualità di partigiano ha radici solo nedl'intelletto; quella di membro nel coraggio di patrocinare e diffondere ciò che l'intelletto ha riconosciuto giusto. Il riconoscimento della bontà di un'idea risponde, nella sua forma passiva, al carattere della maggioranza degli uomini, che è pigra e poco coraggiosa; la qualità dí membro esige una mentalità attivistica, e quindi è appropriata solo alla minoranza degli uomini.
Quindi la propaganda deve, senza stancarsi, curare che un'idea acquisisca aderenti, mentre l'organizzazione deve diligentemente impegnarsi a forgiare dei membri coi più meritevoli fra i partigiani. La propaganda non deve dunque rompersi la testa sul valore di ciascuno dei suoi ammaestrati, sulle capacità, sulla comprensione o sul carattere di costoro; mentre l'organizzazione deve selezionare dalla massa di tali elementi ciò che in realtà rende possibile la vittoria del movimento.
La propaganda cerca di imporre una dottrina al popolo intero; l'organizzazione comprende nei suoi quadri solo coloro i quali non minacciano di essere, per motivi psicologici, ostacolo all'ulteriore diffusione dell'idea. La propaganda lavora la collettività nel senso di un'idea, e la rende matura per il tempo del trionfo di quella idea; l'organizzazione procura la vittoria aggregando, in modo costante, organico, e con riguardo alla capacità di battersi, quei partigiani i quali appaiono disposti a combattere per la vittoria.
La vittoria di un'idea sarà tanto più possibile quanto più largamente la propaganda avrà elaborato gli uomini nel loro complesso, e quanto più sarà esclusiva, rigida e salda l'organizzazione che in pratica sostiene la lotta. Da ciò risulta che il numero degli aderenti non può mai essere abbastanza grande, mentre il numero dei membri sarà invece sempre più troppo grande che troppo piccolo.
Quando la propaganda ha impregnato di un'idea un intero popolo, l'organizzazione può trarne le conseguenze con un pugno di uomini. Propaganda e organizzazione, ossia aderenti e membri, si trovano in un determinato rapporto reciproco. Quanto meglio la propaganda ha lavorato, tanto più piccola può essere l'organizzazione, e quanto maggiore è il numero degli aderenti tanto minore può essere il numero dei membri. E viceversa: quanto meno buona è la propaganda, tanto più grande deve essere l'organizzazione; quanto più piccola rimane la schiera degli aderenti a un movimento, tanto più numerosa deve essere la schiera dei suoi membri se vuol contare sul successo.
Il primo compito della propaganda è quello di acquisire uomini per la ulteriore organizzazione; il primo compito dell'organizzazione è quello di acquisire uomini per lo sviluppo della propaganda. Il secondo compito della propaganda è quello di decomporre lo stato di cose esistente e permearlo della nuova dottrina, mentre il secondo compito dell'organizzazione è la lotta per il potere, onde assicurare, con il potere, il definitivo trionfo della dottrina.
Il definitivo successo di una rivoluzione professante una nuova concezione del mondo viene conseguito con maggior facilità quando la nuova concezione ammaestra tutti gli uomini e, occorrendo, viene loro più tardi imposta con la forza; mentre l'organizzazione dell'idea, ossia il movimento politico, deve comprendere solo quel numero di uomini che è strettamente necessario a occupare i centri nevralgici del futuro Stato.

- Quindi, il supremo compito dell'organizzazione è quello di vegliare perché eventuali discordie fra i membri del movimento non conducano a una scissione e non indeboliscano il lavoro, e perché lo spirito offensivo non si spenga, anzi si rinnovi e si rafforzi costantemente. Non è necessario che il numero dei membri aumenti all'infinito; al contrario! Dato che solo una frazione dell'umanità è energica e audace, un movimento che accrescesse all'infinito la propria organizzazione dovrebbe per forza restarne, un giorno, indebolito. Organizzazioni, ossia gruppi di membri, che crescono oltre una certa dimensione, perdono a poco a poco la loro forza combattiva e non sono più in grado di appoggiare con risolutezza e con spirito aggressivo la propaganda di un'idea.
Ora, quanto più un'idea è grande e rivoluzionaria, tanto più attivistico diverrà il ceto dei suoi membri, poiché alla sconvolgente forza della dottrina è sempre connesso un pericolo per i suoi difensori, pericolo appropriato a tenere lontani dalla stessa dottrina i temperamenti meschini e timidi. Essi in cuor loro si sentiranno partigiani, ma rifuggiranno dal far conoscere pubblicamente i loro sentimenti diventando membri del partito. Ma appunto per questo l'organizzazione di un'idea realmente rivoluzionaria trattiene, come membri, solo i più attivi fra gli aderenti guadagnati dalla propaganda. Appunto in questo attivismo dei membri garantito dalla selezione naturale è riposta la condizione preliminare dell'ulteriore diffusione di un movimento e del successo della lotta per la concretizzazione dell'idea.

- Al posto delle decisioni di commissioni, fu introdotto il principio della totale responsabilità individuale. Il primo presidente risponde della complessiva direzione del movimento, e ripartisce il lavoro fra i subalterni membri delle commissioni e gli eventuali collaboratori necessari. Ognuno di questi signori è interamente responsabile deI compito che gli è affidato: è subordinato solo aI primo
presidente, il quale deve provvedere alla collaborazione generale, e scegliendo le persone e impartendo le direttive generali assicura la comunanza dell'opera.

- In ogni caso, un movimento destinato a combattere la pazzia parlamentare deve essere immune da questa.

- la mentalità non può essere cosa esterna ma deve trovare nell'azione la sua più compiuta espressione. Chi faccia opera preziosa per il suo popolo manifesta con ciò un'altrettanto preziosa mentalità, mentre un altro che si limiti ad aver giuste opinioni senza prestare concreti servigi al suo popolo nuoce alla mentalità complessiva.

- La mentalità di un nazional-socialista si manifesta nella prontezza, nella diligenza e neIla capacità con cui assolve il lavoro affidatogli dalla comunità nazionale. Chi non adempie qui il proprio dovere non può vantarsi di una mentalità contro la quale pecca.

- Ma è contrario al nazional-socialismo e offensivo che uomini i quali non si intendono di una cosa si intromettano senza tregua nel lavoro dei veri competenti.