 
Adolf HITLER
Braunau am Inn
20 aprile 1889
Berlino
30 aprile 1945
Führer del Terzo Reich
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- Secondo me, fino a che o in grazia di provvedimenti statali (i quali
perlopiù restano infruttuosi), o per mezzo di una nuova educazione
generale, non sopravverrà un mutamento nel contegno del datore
di lavoro di fronte al lavoratore, a quest'ultimo non resterà
altro che salvaguardare da sé le sue ragioni nella vita economica,
richiamandosi alla sua qualità di contraente con parità
di diritti. Ciò è conforme all'interesse della comunità
nazionale se giova a impedire le ingiustizie sociali che possono recare
gravi danni all'intera comunità di un popolo. Sarà necessario
che l'operaio si difenda da sé fin quando vi saranno uomini privi
di ogni senso del dovere sociale e incapaci di riconoscere almeno i
più semplici diritti dell'uomo. L'autodifesa dei lavoratori,
se indispensabile, può solo avere luogo nella forma di un'associazione,
su base sindacale, dei lavoratori stessi.
- Il nostro movimento tendente alla creazione di uno Stato nazionale,
deve essere certo che tutte le future istituzioni di questo futuro Stato
provengano dal movimento stesso. È un grave errore credere che
basti il possesso del potere per procedere, dal nulla, a una determinata
riorganizzazione, se prima non si dispone di un manipolo di uomini plasmati
secondo una certa mentalità. Anche qui, più della forma
esterna, facile a crearsi meccanicamente, importa lo spirito che sostanzia
la forma.
- una vera educazione nazionalsocialista dei datori di lavoro e dei
lavoratori, il loro inserimento nel quadro della comunità nazionale,
non si ottiene con insegnamenti teorici, con grida e appelli, ma con
la lotta della vita quotidiana. A questa il movimento deve educare i
suoi singoli gruppi e avvicinarli ai grandi problemi.
- Solo il grande ideale, la concezione del mondo propugnata dal movimento
può forgiare per gradi quello stile generale che farà
apparire solido e ben fondato il tempo nuovo, e non come un'epoca solida
soltanto in apparenza. Quindi, il movimento deve prendere posizione
favorevole di fronte all'idea sindacale; e all'enorme numero dei membri
e aderenti ai Sindacati deve impartire, nell'attività pratica,
una educazione degna del futuro Stato nazional-socialista.
Da quanto fin qui detto consegue la risposta alla terza domanda. Il
Sindacato nazionalsocialista non è un organo della lotta di classe,
ma un organo della rappresentanza professionale. Lo Stato nazional-socialista
non conosce classi nel senso marxista: sotto l'aspetto politico conosce
solo cittadini con diritti e doveri generali uguali accanto a questi
conosce appartenenti allo Stato privi di qualsiasi diritto politico.
Nel senso nazional-socialista, al Sindacato non spetta il compito di
trasformare, rnediante il raggruppamento di determinati individui entro
il corpo di un popolo, costoro in una classe, e di intraprendere poi
con questa classe la lotta contro altri gruppi organizzati nell'ambito
della comunità nazionale. Noi non possiamo assegnare questo compito
al Sìndacato in sé: esso gli fu assegnato nel momento
in cui diventò strumento di lotta del marxismo. Il Sindacato
non svolge, di per sé, la "lotta di classe" - il marxismo
fece di esso uno strumento per la sua lotta di classe. Il marxismo forgiò
l'arma economica che l'ebreo internazionale impiega per infrangere la
base economica dei liberi e indipendenti Stati nazionali, per distruggere
l'industria nazionale e il commercio nazionale, e rendere così
i popoli liberi schiavi del giudaismo finanziario sovranazionale.
Il Sindacato nazional-sociatista, di fronte a ciò, deve, organizzando
certi gruppi di partecipanti al processo economico nazionale, aumentare
la sicurezza dell'economia nazionale e rafforzarla eliminando quegli
inconvenienti i quali, alla fine, esercitano un'influenza distruttiva
sul corpo della Nazione, danneggiano la forza viva della comunità
nazionale e quindi dello Stato, e rovinano l'economia stessa. Quindi,
per il Sindacato nazional-socialista lo sciopero non è un mezzo
per turbare e distruggere la produzione dell'economia, e perciò
l'esistenza della collettività. Perché la capacità
di prestazione del singolo sta in rapporto con la posizione giuridica
e sociale che egli assume nel processo economico, e col riconoscimento,
risultante da essa, della necessità che quel processo prosperi
a vantaggio dei singoli stessi.
Il lavoratore nazional-socialista deve sapere che il fiorire dell'economia
nazionale significa la sua personale fortuna. Il datore di lavoro nazionalsocialista
deve sapere che la contentezza e il benessere dei suoi operai sono la
condizione preliminare dell'esistenza e dello sviluppo della sua propria
grandezza economica. Il lavoratore e il datore di lavoro nazional-socialisti
sono incaricati e procuratori della complessiva economia nazionale.
L'alto grado di libertà personale che viene loro consentito nella
loro sfera di azione, è spiegato col fatto che, come insegna
l'esperienza, la capacità di prestazione del singolo è
aumentata meglio dalla concessione di un'ampia libertà che dalla
costrizione operata dall'alto; inoltre, quella libertà deve impedire
l'eventuale paralisi di quel processo di selezione naturale che favorisce
il più abile, il più capace e il più diligente.
Quindi, per il Sindacato nazional-socialista lo sciopero è un
mezzo che può e deve essere impiegato solo fin quando non esiste
uno Stato nazionale. Questo Stato, al posto della lotta di classe fra
i due grandi gruppi (datori di lavoro e lavoratori) assumerà
e avocherà a sé la cura e la protezione dei diritti di
tutti. Alle Camere economiche spetterà il compito di tenere in
attività l'economia nazionale e di eliminarne i difetti e le
manchevolezze. Ciò che oggi si ottiene per mezzo di lotte svolte
da milioni di uomini, sarà sbrigato un giorno nelle Camere dei
ceti professionali e nel Parlamento economico centrale. Allora, imprenditori
e operai non si batteranno più per i salari e le tariffe, danneggiando
entrambi l'esistenza della economia; risolveranno in comune questi problemi
in una sede superiore, il cui unico pensiero sarà il bene della
Nazione e dello Stato.
Anche qui deve valere la legge ferrea che prima viene la Patria, e poi
il partito. Il compito del Sindacato nazional-socialista è la
educazione e la preparazione a una mèta che si può definire
così: lavoro comune di tutti alla conservazione e al consolidamento
del nostro popolo e del nostro Stato, a seconda delle capacità
e forze innate in ciascuno e perfezionate dalla comunità nazionale.
- È cosa assurda un Sindacato nazional-socialista accanto ad
altri Sindacati. Perché esso deve sentirsi compenetrato del compito
impostogli dalla sua concezione del mondo e del dovere che questa gli
assegna di non tollerare altre formazioni, analoghe o ostili: deve accentuare
l'esclusiva necessità del suo Io.
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