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MEIN KAMPF (24) ULTIMO AGGIORNAMENTO 09/10/2006 HOME

Testatina L'UomoAdolf Hitler

Adolf HITLER

Braunau am Inn
20 aprile 1889

Berlino
30 aprile 1945

Führer del Terzo Reich

 

BRANI SCELTI
Mein Kampf

Cap.XII
Il problema sindacale

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Indice

- Secondo me, fino a che o in grazia di provvedimenti statali (i quali perlopiù restano infruttuosi), o per mezzo di una nuova educazione generale, non sopravverrà un mutamento nel contegno del datore di lavoro di fronte al lavoratore, a quest'ultimo non resterà altro che salvaguardare da sé le sue ragioni nella vita economica, richiamandosi alla sua qualità di contraente con parità di diritti. Ciò è conforme all'interesse della comunità nazionale se giova a impedire le ingiustizie sociali che possono recare gravi danni all'intera comunità di un popolo. Sarà necessario che l'operaio si difenda da sé fin quando vi saranno uomini privi di ogni senso del dovere sociale e incapaci di riconoscere almeno i più semplici diritti dell'uomo. L'autodifesa dei lavoratori, se indispensabile, può solo avere luogo nella forma di un'associazione, su base sindacale, dei lavoratori stessi.

- Il nostro movimento tendente alla creazione di uno Stato nazionale, deve essere certo che tutte le future istituzioni di questo futuro Stato provengano dal movimento stesso. È un grave errore credere che basti il possesso del potere per procedere, dal nulla, a una determinata riorganizzazione, se prima non si dispone di un manipolo di uomini plasmati secondo una certa mentalità. Anche qui, più della forma esterna, facile a crearsi meccanicamente, importa lo spirito che sostanzia la forma.

- una vera educazione nazionalsocialista dei datori di lavoro e dei lavoratori, il loro inserimento nel quadro della comunità nazionale, non si ottiene con insegnamenti teorici, con grida e appelli, ma con la lotta della vita quotidiana. A questa il movimento deve educare i suoi singoli gruppi e avvicinarli ai grandi problemi.

- Solo il grande ideale, la concezione del mondo propugnata dal movimento può forgiare per gradi quello stile generale che farà apparire solido e ben fondato il tempo nuovo, e non come un'epoca solida soltanto in apparenza. Quindi, il movimento deve prendere posizione favorevole di fronte all'idea sindacale; e all'enorme numero dei membri e aderenti ai Sindacati deve impartire, nell'attività pratica, una educazione degna del futuro Stato nazional-socialista.
Da quanto fin qui detto consegue la risposta alla terza domanda. Il Sindacato nazionalsocialista non è un organo della lotta di classe, ma un organo della rappresentanza professionale. Lo Stato nazional-socialista non conosce classi nel senso marxista: sotto l'aspetto politico conosce solo cittadini con diritti e doveri generali uguali accanto a questi conosce appartenenti allo Stato privi di qualsiasi diritto politico.
Nel senso nazional-socialista, al Sindacato non spetta il compito di trasformare, rnediante il raggruppamento di determinati individui entro il corpo di un popolo, costoro in una classe, e di intraprendere poi con questa classe la lotta contro altri gruppi organizzati nell'ambito della comunità nazionale. Noi non possiamo assegnare questo compito al Sìndacato in sé: esso gli fu assegnato nel momento in cui diventò strumento di lotta del marxismo. Il Sindacato non svolge, di per sé, la "lotta di classe" - il marxismo fece di esso uno strumento per la sua lotta di classe. Il marxismo forgiò l'arma economica che l'ebreo internazionale impiega per infrangere la base economica dei liberi e indipendenti Stati nazionali, per distruggere l'industria nazionale e il commercio nazionale, e rendere così i popoli liberi schiavi del giudaismo finanziario sovranazionale.
Il Sindacato nazional-sociatista, di fronte a ciò, deve, organizzando certi gruppi di partecipanti al processo economico nazionale, aumentare la sicurezza dell'economia nazionale e rafforzarla eliminando quegli inconvenienti i quali, alla fine, esercitano un'influenza distruttiva sul corpo della Nazione, danneggiano la forza viva della comunità nazionale e quindi dello Stato, e rovinano l'economia stessa. Quindi, per il Sindacato nazional-socialista lo sciopero non è un mezzo per turbare e distruggere la produzione dell'economia, e perciò l'esistenza della collettività. Perché la capacità di prestazione del singolo sta in rapporto con la posizione giuridica e sociale che egli assume nel processo economico, e col riconoscimento, risultante da essa, della necessità che quel processo prosperi a vantaggio dei singoli stessi.
Il lavoratore nazional-socialista deve sapere che il fiorire dell'economia nazionale significa la sua personale fortuna. Il datore di lavoro nazionalsocialista deve sapere che la contentezza e il benessere dei suoi operai sono la condizione preliminare dell'esistenza e dello sviluppo della sua propria grandezza economica. Il lavoratore e il datore di lavoro nazional-socialisti sono incaricati e procuratori della complessiva economia nazionale. L'alto grado di libertà personale che viene loro consentito nella loro sfera di azione, è spiegato col fatto che, come insegna l'esperienza, la capacità di prestazione del singolo è aumentata meglio dalla concessione di un'ampia libertà che dalla costrizione operata dall'alto; inoltre, quella libertà deve impedire l'eventuale paralisi di quel processo di selezione naturale che favorisce il più abile, il più capace e il più diligente.
Quindi, per il Sindacato nazional-socialista lo sciopero è un mezzo che può e deve essere impiegato solo fin quando non esiste uno Stato nazionale. Questo Stato, al posto della lotta di classe fra i due grandi gruppi (datori di lavoro e lavoratori) assumerà e avocherà a sé la cura e la protezione dei diritti di tutti. Alle Camere economiche spetterà il compito di tenere in attività l'economia nazionale e di eliminarne i difetti e le manchevolezze. Ciò che oggi si ottiene per mezzo di lotte svolte da milioni di uomini, sarà sbrigato un giorno nelle Camere dei ceti professionali e nel Parlamento economico centrale. Allora, imprenditori e operai non si batteranno più per i salari e le tariffe, danneggiando entrambi l'esistenza della economia; risolveranno in comune questi problemi in una sede superiore, il cui unico pensiero sarà il bene della Nazione e dello Stato.
Anche qui deve valere la legge ferrea che prima viene la Patria, e poi il partito. Il compito del Sindacato nazional-socialista è la educazione e la preparazione a una mèta che si può definire così: lavoro comune di tutti alla conservazione e al consolidamento del nostro popolo e del nostro Stato, a seconda delle capacità e forze innate in ciascuno e perfezionate dalla comunità nazionale.

- È cosa assurda un Sindacato nazional-socialista accanto ad altri Sindacati. Perché esso deve sentirsi compenetrato del compito impostogli dalla sua concezione del mondo e del dovere che questa gli assegna di non tollerare altre formazioni, analoghe o ostili: deve accentuare l'esclusiva necessità del suo Io.