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JOACHIM PEIPER ULTIMO AGGIORNAMENTO 21/12/2005 HOME

Testatina L'UomoJoachim Peiper

Joachim PEIPER

Berlino
30 gennaio 1915

Traves (Francia)
13 luglio 1976

SS-Standartenführer
LAH

 

- 19 SETTEMBRE 1943: Italia
"A Boves ci accolse un nutrito fuoco di fucili e mitragliatrici proveniente dalle case e dalle alture circostanti, particolarmente pericoloso per gli Schützenpanzer, che non avevano protezione superiormente; altrettanto pericolose si dimostrarono le bombe a mano lanciate dall'alto. L'unità subì le prime perdite: nel mio stesso veicolo una raffica di mitragliatrice, proveniente dall'alto, uccise un operatore radio, ne ferì un altro, bucò la mia giubba e distrusse l'apparecchio radio. Poiché non era possibile individuare gli avversari che sparavano dalle case e dai pendii circostanti, ordinai alla mia unità di ritirarsi all'entrata del paese, perché i nostri veicoli non erano adatti al combattimento fra le case.
Per poter effettuare una puntata di slancio attraverso il paese verso i miei camerati colpiti, dovetti far aprire il fuoco dai semoventi sulla periferia dell'abitato. Il cannoneggiamento provocò l'incendio di numerose case. Sotto la protezione delle nuvole di fumo i nemici - civili e militari - si ritirarono in quella parte del paese accessibile solo da una stretta gola, non visibile dalle nostre postazioni.
[...] Gli SPW sopraggiunsero ed il corpo del diciannovenne Steinmetz poté essere infine raccolto. Intanto i due prigionieri sentirono nella loro torre sferragliare i cingoli dei semoventi. Quando questi aprirono il fuoco sulle postazioni dei mortai italiani, i guardiani fuggirono e Wiezoreck e Butenhoff colsero l'occasione per scappare. Da un poggio riconobbero i loro camerati e si fecero notare sventolando i fazzoletti. Il gruppo di combattimento sospese allora il fuoco e ritornò a Boves.
[...] Al nostro ritorno a Cuneo il prefetto, Generale Salvi, espresse il più profondo rammarico da parte del Governo per l'incidente di Boves prendendo le distanze, a nome dell'Amministrazione, dall'avvenimento di cui rendeva responsabili solo i comunisti.
[...] Il giorno seguente [20 settembre] inviai una delle mie Compagnie a Peveragno, dove si erano verificate analoghe aggressioni. Con mia soddisfazione il podestà di questo paese era persona provvista di adeguato ascendente verso i propri concittadini tuttora armati, perciò si tenne a distanza dai gruppi sobillati dagli agenti alleati, in modo da pervenire ad un accomodamento evitando ulteriori incidenti."
B.69