 
Joachim PEIPER
Berlino
30 gennaio 1915
Traves (Francia)
13 luglio 1976
SS-Standartenführer
LAH
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19 SETTEMBRE 1943: Italia
"A Boves ci accolse un nutrito fuoco di fucili e mitragliatrici
proveniente dalle case e dalle alture circostanti, particolarmente pericoloso
per gli Schützenpanzer, che non avevano protezione superiormente;
altrettanto pericolose si dimostrarono le bombe a mano lanciate dall'alto.
L'unità subì le prime perdite: nel mio stesso veicolo
una raffica di mitragliatrice, proveniente dall'alto, uccise un operatore
radio, ne ferì un altro, bucò la mia giubba e distrusse
l'apparecchio radio. Poiché non era possibile individuare gli
avversari che sparavano dalle case e dai pendii circostanti, ordinai
alla mia unità di ritirarsi all'entrata del paese, perché
i nostri veicoli non erano adatti al combattimento fra le case.
Per poter effettuare una puntata di slancio attraverso il paese verso
i miei camerati colpiti, dovetti far aprire il fuoco dai semoventi sulla
periferia dell'abitato. Il cannoneggiamento provocò l'incendio
di numerose case. Sotto la protezione delle nuvole di fumo i nemici
- civili e militari - si ritirarono in quella parte del paese accessibile
solo da una stretta gola, non visibile dalle nostre postazioni.
[...] Gli SPW sopraggiunsero ed il corpo del diciannovenne Steinmetz
poté essere infine raccolto. Intanto i due prigionieri sentirono
nella loro torre sferragliare i cingoli dei semoventi. Quando questi
aprirono il fuoco sulle postazioni dei mortai italiani, i guardiani
fuggirono e Wiezoreck e Butenhoff colsero l'occasione per scappare.
Da un poggio riconobbero i loro camerati e si fecero notare sventolando
i fazzoletti. Il gruppo di combattimento sospese allora il fuoco e ritornò
a Boves.
[...] Al nostro ritorno a Cuneo il prefetto, Generale Salvi, espresse
il più profondo rammarico da parte del Governo per l'incidente
di Boves prendendo le distanze, a nome dell'Amministrazione, dall'avvenimento
di cui rendeva responsabili solo i comunisti.
[...] Il giorno seguente [20 settembre] inviai una delle mie Compagnie
a Peveragno, dove si erano verificate analoghe aggressioni. Con mia
soddisfazione il podestà di questo paese era persona provvista
di adeguato ascendente verso i propri concittadini tuttora armati, perciò
si tenne a distanza dai gruppi sobillati dagli agenti alleati, in modo
da pervenire ad un accomodamento evitando ulteriori incidenti."
B.69
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