 
Otto SKORZENY
Vienna
12 giugno 1908
Madrid
6 luglio 1975
SS-Standartenführer
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Dalle memorie
"Non era più il momento delle ideologie, era in ballo l'esistenza
di un popolo, la sua sopravvivenza. La guerra non era rivolta contro
la persona di Adolf Hitler in quanto portatore di una determinata ideologia,
ma contro una potenza forte che si riteneva pericolosa. Insomma, contro
la Germania tutta!
Avevamo perduto l'opportunità di evitare il grande spargimento
di sangue di cui avrebbero profittato soltanto 'terze persone' che,
in quei momenti, non davano segni di vita. Non avevamo ormai alternative:
dovevamo servire la patria come buoni tedeschi, non potevamo optare
per la debolezza, per l'autodistruzione.
Volevamo lottare, con tutti i mezzi a nostra disposizione, contro una
seconda Versailles. E questa idea ci avrebbe dato la forza necessaria
per continuare a combattere. A questo riguardo esisteva in Germania
unanimità di propositi, tanto nel soldato semplice come nel popolano.
E così fu sino alla fine!
[...] Un cittadino francese si presentò al comando asserendo
che uno dei nostri soldati aveva tentato di violentare sua moglie e
che soltanto il suo improvviso ritorno a casa aveva impedito la consumazione
del fatto. Ignoro ancora oggi se la denuncia dell'uomo fosse veritiera
perché la donna non presentava certo segni di violenza. Tuttavia
il soldato dovette comparire di fronte ad un tribunale militare che
lo giudicò colpevole e lo condannò a morte mediante fucilazione.
La sentenza venne eseguita.
I duri castighi impostici dimostravano eloquentemente che noi eravamo
considerati l'èlite dell'esercito tedesco e che, pertanto, era
lecito esigere da parte nostra un comportamento irreprensibile in ogni
circostanza. Per quanto riguarda la popolazione civile occupata le sentenze
dovevano offrire la dimostrazione che il comando tedesco non avrebbe
tollerato in nessuna circostanza che contro di essa venissero commessi
abusi.
[...]
Aggiungerò di non avere mai trovato un francese che si dimostrasse
ostile nei nostri confronti. Piuttosto i nazionalisti temevano che nell'Europa
di domani non ci sarebbe stato un posto abbastanza ampio per la Francia.
Essi si esprimevano in questo senso spinti dall'orgoglio, l'orgoglio
di un passato di secoli gloriosi... Ma vi erano pure tanti francesi,
per quanto nazionalisti, che pensavano in termini europei, che aspiravano
alla costruzione di un'unità basata sulla ragionevolezza."
B.69
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