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OTTO SKORZENY ULTIMO AGGIORNAMENTO 21/12/2005 HOME

Testatina L'UomoOtto Skorzeny

Otto SKORZENY

Vienna
12 giugno 1908

Madrid
6 luglio 1975

SS-Standartenführer

 

- Dalle memorie
"Non era più il momento delle ideologie, era in ballo l'esistenza di un popolo, la sua sopravvivenza. La guerra non era rivolta contro la persona di Adolf Hitler in quanto portatore di una determinata ideologia, ma contro una potenza forte che si riteneva pericolosa. Insomma, contro la Germania tutta!
Avevamo perduto l'opportunità di evitare il grande spargimento di sangue di cui avrebbero profittato soltanto 'terze persone' che, in quei momenti, non davano segni di vita. Non avevamo ormai alternative: dovevamo servire la patria come buoni tedeschi, non potevamo optare per la debolezza, per l'autodistruzione.
Volevamo lottare, con tutti i mezzi a nostra disposizione, contro una seconda Versailles. E questa idea ci avrebbe dato la forza necessaria per continuare a combattere. A questo riguardo esisteva in Germania unanimità di propositi, tanto nel soldato semplice come nel popolano. E così fu sino alla fine!
[...] Un cittadino francese si presentò al comando asserendo che uno dei nostri soldati aveva tentato di violentare sua moglie e che soltanto il suo improvviso ritorno a casa aveva impedito la consumazione del fatto. Ignoro ancora oggi se la denuncia dell'uomo fosse veritiera perché la donna non presentava certo segni di violenza. Tuttavia il soldato dovette comparire di fronte ad un tribunale militare che lo giudicò colpevole e lo condannò a morte mediante fucilazione. La sentenza venne eseguita.
I duri castighi impostici dimostravano eloquentemente che noi eravamo considerati l'èlite dell'esercito tedesco e che, pertanto, era lecito esigere da parte nostra un comportamento irreprensibile in ogni circostanza. Per quanto riguarda la popolazione civile occupata le sentenze dovevano offrire la dimostrazione che il comando tedesco non avrebbe tollerato in nessuna circostanza che contro di essa venissero commessi abusi.
[...]
Aggiungerò di non avere mai trovato un francese che si dimostrasse ostile nei nostri confronti. Piuttosto i nazionalisti temevano che nell'Europa di domani non ci sarebbe stato un posto abbastanza ampio per la Francia. Essi si esprimevano in questo senso spinti dall'orgoglio, l'orgoglio di un passato di secoli gloriosi... Ma vi erano pure tanti francesi, per quanto nazionalisti, che pensavano in termini europei, che aspiravano alla costruzione di un'unità basata sulla ragionevolezza."
B.69